Sam Altman ha portato all’India AI Impact Summit 2026 una difesa netta dei consumi energetici dell’intelligenza artificiale, usando argomentazioni che in poco tempo hanno diviso l’opinione pubblica globale. In un’intervista rilasciata a The Indian Express il 20 febbraio 2026, il CEO di OpenAI ha risposto direttamente alle critiche sull’impatto ambientale dell’AI: dai consumi idrici ai paragoni con il fabbisogno energetico degli esseri umani, passando per un affondo contro i piani di Elon Musk di installare data center nello spazio.
Nel nostro articolo riportiamo le sue dichiarazioni e le reazioni che hanno suscitato, senza che le posizioni espresse da Altman riflettano il nostro punto di vista.
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In questo articolo scoprirai:
- Cosa ha dichiarato Sam Altman sui consumi energetici e idrici dell’AI all’India Summit
- Perché il suo confronto con gli esseri umani ha generato polemiche
- Cosa dicono i dati indipendenti di IEA e IMF sui data center
- Come hanno risposto analisti ed esperti alle sue affermazioni
L’India AI Summit come palcoscenico
Altman ha partecipato all’India AI Impact Summit 2026, l’evento che ha visto protagonisti i principali leader del settore tecnologico mondiale in quello che è stato definito uno dei summit sull’AI più influenti dell’anno. Nel corso di un’intervista a margine dell’evento, moderata da The Indian Express, il CEO di OpenAI ha risposto ad alcune delle critiche più comuni sull’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale.
La risposta di Altman è stata quanto mai decisa: il CEO ha preso di mira in particolare i dati che circolano online sui consumi idrici per singola query di ChatGPT, per poi addentrarsi in un confronto diretto tra il fabbisogno energetico dell’AI e quello di un essere umano. Le sue dichiarazioni hanno rapidamente fatto il giro della rete, raccogliendo tanto approvazione quanto aspre critiche.
«Completamente inventati»: le affermazioni sull’acqua
Una delle critiche più diffuse nei confronti dell’AI riguarda il consumo idrico: secondo stime circolate negli ultimi anni, ogni singola query inviata a ChatGPT richiederebbe fino a 17 galloni d’acqua (circa 64 litri) per il raffreddamento dei server. Numeri che hanno alimentato preoccupazioni ambientali e articoli allarmistici su scala globale.
Altman ha respinto questi dati con forza. Secondo quanto riportato da SiliconANGLE, il CEO li ha definiti «completamente falsi, totalmente assurdi, privi di qualsiasi connessione con la realtà». A suo dire, quei numeri sarebbero basati su metodologie di raffreddamento per evaporazione ormai in disuso nei data center moderni: il passaggio a sistemi di raffreddamento più efficienti renderebbe quei calcoli obsoleti e non applicabili alla realtà attuale di OpenAI.
Va però sottolineato un elemento critico che emerge dall’analisi di Gizmodo: in molti Paesi non esistono obblighi uniformi e comparabili che obblighino le aziende tech a comunicare i propri dati reali sui consumi idrici ed energetici. I dipendenti del settore sono spesso vincolati da accordi di riservatezza, rendendo molto difficile, se non impossibile, una verifica indipendente delle affermazioni di Altman. In assenza di trasparenza, dunque, le sue smentite restano per ora verificabili solo sulla base della sua parola.
«Ci vogliono 20 anni per addestrare un umano»
Il passaggio più controverso dell’intervista riguarda la giustificazione dei consumi energetici dell’intelligenza artificiale generativa attraverso un paragone diretto con l’essere umano.
“Il confronto corretto è: quanto energia consuma l’AI per rispondere a una domanda, una volta che il modello è già stato addestrato, rispetto a un essere umano? E probabilmente l’AI ha già raggiunto la parità in termini di efficienza energetica, misurata in questo modo…” ha dichiarato Altman secondo quanto riportato da diverse testate giornalistiche, come TechCrunch.
Il CEO è poi andato oltre: “Ci vogliono circa 20 anni di vita, e tutto il cibo che mangi in quel periodo, prima che un essere umano diventi abbastanza intelligente. Senza contare gli anni necessari all’evoluzione della specie”. Con questa argomentazione, Altman ha suggerito che il costo energetico del “training” di un essere umano, inteso come tutta la vita fino all’età adulta, è paragonabile o superiore a quello necessario per addestrare un grande modello linguistico.
Altman ha riconosciuto che la preoccupazione legittima riguarda il consumo totale, non la singola query, perché “il mondo sta usando sempre più AI”. Su questo punto, ha indicato una soluzione: accelerare la transizione verso energia nucleare, eolica e solare. Nel corso della stessa intervista, ha anche liquidato la proposta discussa pubblicamente di Elon Musk di installare data center nello spazio come “ridicolo” nelle circostanze attuali, citando i costi di lancio proibitivi rispetto alla generazione di energia terrestre.
Cosa dicono i dati indipendenti
Al di là delle dichiarazioni di Altman, i dati raccolti da organismi indipendenti delineano un quadro che merita attenzione. Secondo il rapporto Energy and AI dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), i data center nel 2024 hanno consumato circa 415 terawattora (TWh), pari a circa l’1,5% del consumo elettrico globale. Entro il 2030, questa cifra è attesa quasi raddoppiare, raggiungendo circa 945 TWh, quasi il 3% del totale mondiale.
L’AI è definita dalla stessa IEA “il driver più importante di questa crescita”: oggi è responsabile del 5-15% del consumo elettrico dei data center, ma la sua quota potrebbe salire al 35-50% entro il 2030. Per i server accelerati, quelli utilizzati specificamente per l’AI, si prevede una crescita annua del 30%, contro il 9% dei server tradizionali. Tradotto in termini concreti: il consumo dei data center cresce quattro volte più velocemente rispetto a tutti gli altri settori messi insieme.
A livello di emissioni di carbonio, secondo un’analisi (Carbon Brief) basata su report preparati per l’IEA, i data center potrebbero arrivare a rappresentare circa l’1% delle emissioni globali di CO₂ entro il 2030. Il Fondo Monetario Internazionale aveva già segnalato che, al lancio di ChatGPT, il consumo elettrico dei data center mondiali aveva raggiunto livelli paragonabili all’intera nazione tedesca o francese, due tra le economie più energivore d’Europa. I numeri più recenti indicano che quella traiettoria non si è affatto invertita.
Va aggiunto un elemento di contesto importante: le rinnovabili sono la fonte che cresce più rapidamente per alimentare i data center, con un tasso annuo del 22% tra il 2024 e il 2030 e una copertura attesa di quasi il 50% della crescita della domanda. Tuttavia, gas naturale e carbone insieme dovrebbero soddisfare oltre il 40% della domanda aggiuntiva di elettricità dei data center fino al 2030. Un dato che ridimensiona l’ottimismo sulla transizione energetica invocata da Altman.
Le critiche: “Un confronto distorto e antiumano”
Le dichiarazioni di Altman hanno incontrato reazioni fortemente critiche da parte di analisti e commentatori. Max Weinback di Creative Strategies ha definito il paragone tra AI ed esseri umani “distorto”, sottolineando come il CEO di OpenAI abbia ridotto la vita di una persona a una voce di bilancio energetico, ignorando completamente il valore intrinseco dell’umanità nel suo insieme.
Sui social media, la risposta è stata in larga parte negativa. Molti utenti hanno definito l’approccio di Altman “distopico” e “profondamente antiumano”, accusandolo di minimizzare l’impatto ambientale dell’AI per ragioni commerciali. La critica più ricorrente è quella del confronto asimmetrico: Altman sceglie di misurare il consumo dell’AI per singola risposta dopo il training, ma esclude dal calcolo l’enorme costo energetico della fase di addestramento dei modelli , che si tratta di grandi campagne compute della durata di settimane o mesi su migliaia di GPU.
C’è poi il nodo della trasparenza normativa. Come sottolinea TechCrunch, in assenza di obblighi legali di disclosure, le aziende tech non sono tenute a pubblicare i propri consumi reali. Questo tema si inserisce nel più ampio dibattito sulla normativa sull’AI e sull’urgenza di introdurre standard di trasparenza anche sul versante ambientale, non solo su quello della sicurezza dei modelli.
Cosa aspettarsi
Il dibattito sull’impatto ambientale dell’AI è destinato a intensificarsi nei prossimi anni. Da un lato, le aziende tech, con OpenAI in prima fila, sostengono che l’efficienza crescente dei nuovi modelli ridurrà progressivamente l’impatto per unità di lavoro elaborata. Dall’altro, la crescita esponenziale nell’uso quotidiano dell’AI rende strutturalmente difficile compensare con l’efficienza i volumi sempre maggiori di richieste.
Il punto centrale che le dichiarazioni di Altman all’India AI Summit non risolvono e che gli esperti continuano a sottolineare è la mancanza di trasparenza: senza dati verificabili e obblighi di disclosure, è impossibile per ricercatori, regolatori e cittadini valutare con precisione l’impatto reale. La proposta di Altman di accelerare verso energie rinnovabili e nucleare è condivisibile nella premessa, ma resta vaga nei meccanismi e nei tempi. Nel frattempo, i dati IEA e IMF disegnano una traiettoria di crescita dei consumi che nessuna dichiarazione pubblica, da sola, è in grado di invertire.
Non solo consumi: perché oggi la vera sfida è l’uso consapevole dell’AI
L’intelligenza artificiale sta rapidamente diventando un’infrastruttura essenziale per imprese, governi e professionisti. Pensare di “rinunciarvi” per ragioni energetiche, nel breve periodo, non è realistico.
Il punto, quindi, non è scegliere tra usare o non usare l’AI, ma come utilizzarla. Se oggi non esistono ancora standard globali realmente comparabili sulla disclosure dei consumi dei grandi modelli, le aziende possono comunque adottare un approccio più consapevole, scegliendo infrastrutture che permettano di monitorare l’utilizzo delle risorse, tracciare i workload AI e introdurre metriche di governance.
Infrastrutture come Microsoft Azure, ad esempio, mettono a disposizione strumenti di monitoraggio e reporting che consentono di avere maggiore visibilità sull’impiego delle risorse computazionali legate alle implementazioni AI. Anche agenti come Mimír AI Agent, progettati per operare su infrastrutture come Azure, possono inserirsi in questo approccio: non come “soluzioni green” per definizione, ma come strumenti che aiutano le aziende a integrare l’AI in modo più tracciabile, misurabile e responsabile. Quando la trasparenza è ancora limitata a monte, costruire consapevolezza a valle diventa una scelta strategica.
Fonti:
- Sam Altman would like to remind you that humans use a lot of energy, too, TECHCRUNCH, 21 FEBBRAIO 2026
- Sam Altman defends AI’s resource consumption and ridicules Musk’s plan to put data centers in space, SILICONANGLE, 22 FEBBRAIO 2026
- Sam Altman: Know What Else Used a Lot of Energy? Human Civilization, GIZMODO, 22 FEBBRAIO 2026
- Sam Altman defends AI resource usage: Water concerns ‘fake,’ and ‘humans use energy too’, CNBC, 23 FEBBRAIO 2026
- Energy demand from AI — Energy and AI, IEA (AGENZIA INTERNAZIONALE DELL’ENERGIA), 2025



