Il 6 luglio 2026 Anthropic ha pubblicato The Making of Claude Code, la prima ricostruzione ufficiale di come sia nato il suo agente da terminale. È un documento insolito: un’azienda che racconta se stessa con l’estetica di una sessione CLI, blocchi ASCII compresi. Capire come è nato Claude Code non è però solo aneddotica per sviluppatori. È il caso di studio più leggibile che esista oggi su una domanda che ogni azienda si sta ponendo: quando conviene smettere di costruire interfacce attorno a un modello e lasciare che sia il modello a operare da solo. La risposta, nella storia di Anthropic, è arrivata da un prototipo che serviva a cambiare la musica.
In questo articolo scoprirai:
- Come è nato Claude Code: un giocattolo che cambiava la musica
- Da «clide» alla ricerca sulla sicurezza: le radici dimenticate
- Filesystem e bash: quando Claude Code è diventato un agente
- Lancio tiepido, adozione interna esplosiva: i numeri da leggere con attenzione
- Cosa insegna la nascita di Claude Code a chi costruisce agenti in azienda
Come è nato Claude Code: un giocattolo che cambiava la musica
Boris Cherny entra in Anthropic nel settembre 2024, nel team Labs. Non ha un mandato di prodotto: sta semplicemente imparando come funziona l’API. Nella prima settimana collega Claude al terminale del suo Mac e gli fa scrivere uno script per leggere, e poi cambiare, la musica in riproduzione.
Il dettaglio che conta non è il giocattolo, è il linguaggio. Come ha raccontato a Platformer, lo script era in AppleScript, un linguaggio che Cherny non conosce: «Ha scritto un po’ di codice per aprire il mio player musicale. L’ha scritto in AppleScript, che io non so usare». Il modello non stava completando codice già immaginato da un umano: stava risolvendo un problema che l’umano non avrebbe saputo affrontare.
La scelta del terminale, che oggi sembra una posizione ideologica, era invece pigrizia produttiva. «Ho costruito la cosa più economica possibile, un affarino che girava nel terminale, così non dovevo costruire un’interfaccia o un’app», ha spiegato Cherny in una intervista ripresa da WorkOS. Nel 2024 i prodotti di coding AI erano estensioni per IDE che offrivano poco più di un autocomplete sofisticato, perché era quello che i modelli sapevano fare. Saltare l’interfaccia significava non nascondere le capacità reali del modello dietro una UI progettata per capacità minori. Se volete un inquadramento più ampio del modello sotto il cofano, la nostra guida completa a Claude AI copre architettura, funzionamento e limiti.
Da «clide» alla ricerca sulla sicurezza: le radici dimenticate
La parte più interessante del racconto Anthropic è che Claude Code non nasce nel 2024. Nasce dalla ricerca interna di allineamento e sicurezza, dove serviva capire quanto un modello potesse operare in autonomia su un codebase reale, non per venderlo, ma per misurarlo. La decisione stessa di costruire prodotti fu «piuttosto controversa» dentro Anthropic nei primi anni.
clide, il CLI interno che anticipava Claude Code
Tra fine 2022 e il 2023 esiste già un CLI interno per chattare con Claude e modificare codice: si chiama clide, nome coniato, secondo il racconto Anthropic, da Eli Tran-Johnson. Sid Bidasaria, che sarà il secondo ingegnere del progetto, lo ricorda come «goffo e lento». Eppure faceva cose che oggi chiameremmo agentiche: in una versione, come ricostruito anche dalla Pragmatic Engineer, arrivava a lanciare in parallelo cento istanze di Claude Haiku per digerire codebase di grandi dimensioni.
Il momento di svolta interno arriva quando Cherny incolla in clide la descrizione di una issue e lo strumento produce una pull request completa. Un membro del team lo sintetizza così: «Non avevo mai visto niente del genere. Sembrava il futuro».
Perché la ricerca sulla sicurezza ha prodotto un prodotto
La ricercatrice Dawn Drain, che lavorava a portare il modello al livello della propria capacità di scrittura codice, ha lasciato la frase che spiega tutta la traiettoria: «Una volta superata la soglia di capacità del modello, la forma del prodotto si rivela da sé». clide non era sbagliato: era arrivato prima della soglia. È lo stesso filone di ricerca che produce le riflessioni sul comportamento del modello di cui abbiamo parlato nel pezzo su chi insegna l’etica a Claude.
Filesystem e bash: quando Claude Code è diventato un agente
Il salto da giocattolo a strumento avviene per sottrazione di vincoli. Dalla conversazione con Cat Wu, oggi Head of Product di Claude Code, allora impegnata nella ricerca sul computer use, nasce l’idea di dare al prototipo due cose che non aveva: accesso al filesystem e accesso a bash.
Cherny ha descritto la sensazione con un termine preciso: product overhang. La capacità esisteva già nel modello, mancava il prodotto che la lasciasse uscire. Non serviva un modello migliore, serviva togliere le sbarre. È lo stesso punto che il team ripete nel podcast in cui spiega come usa Claude Code al proprio interno.
Qui nasce anche il problema che accompagna Claude Code da allora: se l’agente può leggere file ed eseguire comandi, chi autorizza cosa. La storia dei permessi è il vero filo rosso del prodotto, dalla conferma manuale su ogni azione fino alle modalità automatiche di oggi, che abbiamo analizzato in Claude Code lancia la modalità Auto. Ogni tacca guadagnata in autonomia è una tacca di fiducia richiesta all’utente, e Cat Wu ha osservato proprio nello spostamento della fiducia degli utenti il vero indicatore di maturità del prodotto.
Lancio tiepido, adozione interna esplosiva: i numeri da leggere con attenzione
La prima demo interna su Slack, racconta Anthropic, raccoglie due sole reazioni emoji. Il lancio pubblico di febbraio 2025, come research preview accanto a Claude 3.7 Sonnet, ha un’accoglienza altrettanto fredda. La disponibilità generale arriva a maggio 2025 con Claude 4, e da lì la curva cambia.
I dati di adozione di Claude Code, e cosa non dicono
Il dato interno più solido riguarda il dogfooding: il 20% degli ingegneri Anthropic usa lo strumento il primo giorno, il 50% entro il quinto. Il team di prodotto resta piccolo, Bidasaria è l’ingegnere numero due, si arriva a circa dieci persone entro luglio 2025, ma la cadenza è anomala: 60-100 release interne al giorno, circa cinque pull request per ingegnere al giorno, quasi una release pubblica su npm ogni giorno, come riportato nella rassegna della stampa di settore.
Due cautele, perché la copertura giornalistica le confonde sistematicamente. La cifra «80%» che circola, ripresa da VentureBeat, riguarda la quota di codice di produzione Anthropic scritta da Claude, non la percentuale di ingegneri che usano Claude Code: sono affermazioni diverse. E la statistica del «4% di tutti i commit pubblici su GitHub» circola nella stampa di settore senza essere pubblicata come dato Anthropic: va trattata come stima di terzi, non come fonte primaria.
Sul come venga usato davvero, la ricerca Anthropic pubblicata su 400.000 sessioni tra ottobre 2025 e aprile 2026 è più utile di qualsiasi aneddoto: gli utenti prendono circa il 70% delle decisioni di pianificazione ma solo il 20% di quelle di esecuzione. È la definizione operativa di delega.
Cosa insegna la nascita di Claude Code a chi costruisce agenti in azienda
Qui il racconto Anthropic smette di essere storia e diventa metodo, ed è la parte che la copertura in lingua inglese quasi non sviluppa.
Costruire per il modello di fra sei mesi
Ben Mann, che fonda il team Labs nel gennaio 2024, dà l’istruzione più contro-intuitiva: costruire «per i modelli di fra sei mesi». Cat Wu la traduce in pratica ammettendo che il team spedisce funzioni che non funzionano ancora del tutto, per essere pronto quando il modello colmerà il divario, un principio che Anthropic ha formalizzato nel proprio testo sul product management sull’esponenziale. Il corollario è la semplicità: ogni workaround costruito attorno a un limite temporaneo diventa debito tecnico al rilascio successivo. Il system prompt di Claude Code viene accorciato a ogni nuovo modello, con un taglio del 20% su Opus 4.6.
Tre regole trasferibili fuori da Anthropic
La prima: ottimizzare la capacità prima del costo. «Usate più token di quanti pensiate servano», avverte Wu in una conversazione con Lenny’s Newsletter; tagliare i costi troppo presto produce prodotti meno capaci. La seconda: guardare cosa gli utenti si costruiscono a mano attorno al vostro strumento, perché «se gli utenti stanno mettendo insieme qualcosa alla bell’e meglio, quella è impalcatura che potete integrare nel prodotto». La terza: tenere il team piccolo e dargli token in abbondanza, invece di aggiungere persone e coordinamento.
Per un’azienda italiana che valuta un agente sui propri processi, la lezione operativa è che la partita non si gioca sul modello, quello migliora da solo, ma sull’accesso: quali sistemi tocca l’agente, con quali permessi, con quale supervisione umana. È esattamente il perimetro che discutiamo in Claude Agent SDK per PMI: quando serve un partner, e che si intreccia con lo standard di connessione oggi dominante, il Model Context Protocol.
Resta una riga di distanza critica da tenere: The Making of Claude Code è un documento aziendale su se stessa, con la selezione degli aneddoti che ne consegue. Anche Cherny, del resto, mette le mani avanti su X: «Questa è la prima volta che raccontiamo la storia di come abbiamo costruito e lanciato Claude Code, a partire dalle sue origini nella ricerca sulla sicurezza di Anthropic. C’è molto altro da fare. Siamo all’1%».
Fonti:
- Anthropic — The Making of Claude Code
- Anthropic Research — come gli utenti delegano a Claude Code (400.000 sessioni)
- Claude.com — Product management on the AI exponential
- The Pragmatic Engineer — How Claude Code is built
- Platformer — intervista a Boris Cherny
- Lenny’s Newsletter — come si muove il team di prodotto di Anthropic
- Every — How to use Claude Code like the people who built it
- WorkOS — takeaway dall’intervista a Boris Cherny
- VentureBeat — l’80% del nuovo codice di produzione Anthropic scritto da Claude
- TechTimes — la origin story di Claude Code
- BiggO Finance — rassegna sui numeri di adozione di Claude Code
Domande frequenti
Quando è nato Claude Code?
Il prototipo risale a settembre 2024, quando Boris Cherny collegò Claude al terminale del proprio Mac nel team Labs di Anthropic. Le radici sono però più antiche: tra fine 2022 e il 2023 esisteva già un CLI interno chiamato clide, nato dalla ricerca su allineamento e sicurezza. Il lancio pubblico come research preview è di febbraio 2025, la disponibilità generale di maggio 2025.
Perché Claude Code funziona nel terminale e non come estensione per IDE?
Secondo Cherny è stata la scelta più economica: un prototipo da terminale non richiedeva costruire un'interfaccia o un'app. Nel 2024 i prodotti di coding AI erano estensioni per IDE pensate per l'autocomplete, cioè per capacità inferiori a quelle che il modello aveva già. Saltare l'interfaccia evitava di nascondere le capacità reali dietro una UI progettata per fare meno.
Cosa significa che l'80% del codice di Anthropic è scritto da Claude?
Quella cifra riguarda la quota di nuovo codice di produzione Anthropic prodotto da Claude, non la percentuale di ingegneri che usano Claude Code. Il dato sull'adozione interna è diverso: il 20% degli ingegneri usa lo strumento il primo giorno e il 50% entro il quinto. La statistica del 4% dei commit pubblici su GitHub circola nella stampa di settore ma non è un dato pubblicato da Anthropic.
Quali lezioni può trarre un'azienda dalla storia di Claude Code?
Tre indicazioni emergono dal racconto: costruire per il modello di fra sei mesi invece che per quello attuale, ottimizzare la capacità prima del costo, e integrare nel prodotto le impalcature che gli utenti si costruiscono a mano. Per chi valuta un agente sui propri processi il punto critico non è il modello, ma l'accesso: quali sistemi tocca, con quali permessi e con quale supervisione umana.



