Nel giugno 2025 Apple sembrava pronta ad acquisire Perplexity AI. A distanza di un anno lo scenario è cambiato: Cupertino ha scelto Google Gemini per potenziare Siri.
In questo articolo scoprirai:
- Introduzione
- Perplexity AI: definizione
- Da Perplexity a Gemini: la svolta AI di Apple
- Cosa cambia per il mercato e la concorrenza
- Apple e l’AI: l’analisi
Per capire cos’è davvero il modello che Apple ha scelto per Siri — architettura, versioni e prezzi — rimandiamo alla nostra guida completa a Gemini.
Introduzione
Nell’estate del 2025, una notizia aveva iniziato a circolare con insistenza tra le principali testate tech internazionali: secondo Bloomberg, Apple stava valutando l’acquisizione di Perplexity AI, uno dei nomi più promettenti nel panorama delle startup di intelligenza artificiale generativa. Un’indiscrezione che, all’epoca, sembrava poter rappresentare un punto di svolta nella strategia AI del colosso di Cupertino.
Quell’acquisizione, però, non si è concretizzata. Nel corso del 2026 Apple ha imboccato una strada diversa: un accordo con Google per integrare Gemini come motore della nuova Siri, aprendo al tempo stesso — con iOS 27 — la porta agli assistenti AI di terze parti. La notizia, riportata da Reuters, ha segnato la fine di un lungo periodo di attesa per gli utenti dell’ecosistema Apple.
Con l’AI che diventa la principale interfaccia di ricerca degli utenti, farsi trovare dagli assistenti richiede una SEO pensata per gli LLM.
Ma come si è arrivati fin qui? E cosa cambia concretamente per Siri e per l’ecosistema Apple? In questo articolo ricostruiamo la timeline degli eventi, analizziamo le motivazioni strategiche dietro le scelte di Cupertino e proviamo a capire quali saranno le implicazioni per utenti, sviluppatori e per l’intero mercato degli assistenti vocali.
Perplexity AI: definizione
Per comprendere perché Perplexity AI fosse finita nel mirino di Apple, è utile capire cos’è e perché aveva catturato tanto interesse.
Fondata nel 2022, Perplexity AI è una startup californiana che ha sviluppato un motore di risposta alle domande basato su intelligenza artificiale. A differenza di Google o Bing, Perplexity offre risposte sintetiche e precise, costruite aggregando fonti affidabili in tempo reale. È un ibrido tra un motore di ricerca e un assistente virtuale, in grado di dialogare con l’utente, citare le fonti e aggiornarsi costantemente sui contenuti disponibili online.
Secondo quanto riportato da TechCrunch, la valutazione di Perplexity era cresciuta rapidamente nel corso del 2025, attirando l’attenzione non solo di Apple ma di diversi grandi player del settore. Il modello di business della startup — che combina ricerca conversazionale e citazione trasparente delle fonti — la rendeva particolarmente interessante per un’azienda come Apple, storicamente attenta alla qualità dell’esperienza utente e alla privacy dei propri clienti.
Un’eventuale acquisizione avrebbe consentito a Cupertino di internalizzare competenze e tecnologia proprietaria, evitando la dipendenza da fornitori esterni. Tuttavia, integrare una startup nella cultura e nei processi di Apple avrebbe richiesto tempi lunghi e un rischio di esecuzione non trascurabile: fattori che, con ogni probabilità, hanno pesato sulla decisione finale.
Da Perplexity a Gemini: la svolta AI di Apple
Apple è notoriamente prudente nelle sue mosse strategiche, soprattutto quando si tratta di tecnologia emergente. A differenza di Google (con Gemini) o Microsoft (con Copilot), per lungo tempo Apple non aveva lanciato una vera e propria piattaforma AI conversazionale.
Invece di acquisire una startup come Perplexity, Apple ha infine deciso di appoggiarsi a un partner con un modello già maturo e su larga scala: ha ufficializzato l’intesa con Google per portare Gemini dentro Siri. Una scelta che accorcia i tempi di sviluppo e offre una tecnologia coerente con gli standard di Cupertino. Ne abbiamo parlato in dettaglio nell’articolo su come Apple ha scelto ufficialmente Gemini per potenziare Siri e sull’accordo con Google per una Siri potenziata da Gemini.
Come sottolineato da The Verge, l’accordo prevede che Gemini operi in modo integrato con le funzionalità di sistema, mantenendo però le garanzie di privacy che rappresentano da sempre un pilastro del marchio Apple. Secondo le analisi di CNBC, la partnership avrebbe anche un peso economico rilevante, con un accordo pluriennale dal valore stimato in miliardi di dollari.
Una nuova Siri
L’intesa con Google dà finalmente nuova vita a Siri, rimasta per anni indietro rispetto ad assistenti AI più evoluti.
Una Siri capace di conversare come ChatGPT, aggiornarsi su notizie in tempo reale e fornire risposte contestuali con fonti attendibili: è esattamente la direzione intrapresa. Con iOS 27, inoltre, Apple ha scelto di non chiudersi in un unico fornitore, ma di aprire Siri agli assistenti AI di terze parti.
Per Apple non si tratta solo di migliorare Siri, ma di trasformare radicalmente l’esperienza utente: dall’iPhone a tutti i suoi dispositivi. Un passo che ridefinisce l’intero eco-sistema integrando un’intelligenza artificiale potente, multimodale e utile sia in ambito personale che professionale.
Concretamente, gli utenti potranno aspettarsi risposte più naturali e articolate, la capacità di gestire richieste complesse in più passaggi e un’integrazione più profonda con app di terze parti. La nuova Siri dovrebbe inoltre sfruttare le capacità multimodali di Gemini, comprendendo testo, immagini e — potenzialmente — input vocali in modo più fluido rispetto al passato. L’apertura verso assistenti esterni, poi, rappresenta un cambio di paradigma per un’azienda tradizionalmente chiusa: gli utenti potranno scegliere l’assistente AI che preferiscono, in modo simile a quanto già avviene per i browser o i motori di ricerca predefiniti.
Il ritardo strategico
Molti utenti si sono chiesti: perché Apple ha aspettato così tanto?
Mentre altri colossi della tecnologia correvano verso il mercato dell’intelligenza artificiale generativa, Apple ha scelto di osservare e aspettare.
Non per mancanza di interesse, ma per fedeltà alla propria filosofia: non lanciare nulla finché la tecnologia non è abbastanza matura da offrire esperienze perfette e sicure per l’utente finale. La partnership con Google è, in fondo, la conferma di questo approccio.
Come evidenziato in diverse analisi finanziarie del Wall Street Journal, questa prudenza ha però un costo: il rischio di perdere terreno in un mercato che evolve a velocità vertiginosa. La domanda di fondo, per molti osservatori, è se la strategia dell’attesa sia stata una scelta lungimirante o semplicemente un modo per rimediare a un ritardo accumulato nello sviluppo interno dei modelli linguistici di grandi dimensioni.
Il momento è arrivato
Se nel 2025 l’interesse verso Perplexity era solo un segnale, oggi la scelta di Gemini dimostra che Apple ha ritenuto arrivato il momento giusto. Una piattaforma già funzionante, affidabile e basata su modelli aggiornabili in tempo reale ha rappresentato l’opportunità concreta per compiere il salto tanto atteso.
La nuova Siri, potenziata dall’intelligenza artificiale generativa, non è più un’ipotesi: la direzione è tracciata e ha un nome.
Cosa cambia per il mercato e la concorrenza
La scelta di Apple ha ripercussioni che vanno ben oltre i confini di Cupertino. Affidando a Google il motore conversazionale di Siri, Apple consolida ulteriormente la posizione dominante di Gemini nel mercato degli assistenti AI, in un momento in cui la competizione con OpenAI e Microsoft è particolarmente accesa.
Va ricordato che Google e Apple hanno già una lunga storia di collaborazione: da anni Google paga cifre ingenti per rimanere il motore di ricerca predefinito su Safari, un accordo finito peraltro sotto la lente delle autorità antitrust statunitensi. L’estensione di questa partnership al campo dell’AI conferma un’interdipendenza sempre più profonda tra i due giganti, nonostante siano concorrenti diretti nel mercato degli smartphone.
Per gli sviluppatori, l’apertura di Siri agli assistenti di terze parti con iOS 27 rappresenta un’opportunità senza precedenti. Poter integrare i propri servizi AI direttamente nell’assistente di sistema significa raggiungere centinaia di milioni di dispositivi attivi. Resta da vedere quali saranno le regole e le commissioni imposte da Apple, un tema che in passato ha generato non poche tensioni con la comunità degli sviluppatori.
Privacy e dati: la sfida aperta
Uno dei nodi più delicati riguarda la gestione dei dati. Apple ha costruito buona parte della propria reputazione sulla tutela della privacy, mentre il modello di business di Google si fonda storicamente sulla raccolta e valorizzazione delle informazioni degli utenti. Conciliare queste due filosofie sarà una delle sfide più complesse dell’intera operazione.
Secondo le prime indiscrezioni, Apple avrebbe negoziato garanzie specifiche affinché i dati degli utenti elaborati tramite Siri non vengano utilizzati per addestrare i modelli di Google o per finalità pubblicitarie. Una parte dell’elaborazione potrebbe inoltre avvenire on-device o tramite l’infrastruttura di Private Cloud Compute, la soluzione con cui Apple punta a offrire potenza di calcolo AI preservando la riservatezza. La credibilità di queste garanzie sarà decisiva per l’accoglienza da parte del pubblico.
Apple e l’AI: l’analisi
Dopo anni di attesa, Apple ha finalmente definito la propria strategia AI: non un’acquisizione a sorpresa come quella ipotizzata con Perplexity, ma un accordo con Google per portare Gemini in Siri, unito all’apertura verso assistenti di terze parti. Cupertino ha colto l’occasione per portare l’intelligenza artificiale a un livello degno dei propri standard, aprendo la porta a una nuova generazione di assistenti personali evoluti, proattivi e integrati nell’ecosistema iOS.
La strada scelta comporta vantaggi evidenti — rapidità, affidabilità, maturità tecnologica — ma anche interrogativi di fondo sull’autonomia strategica di Apple in un settore destinato a diventare centrale nei prossimi anni. Affidarsi a un concorrente per una funzione così critica è una scommessa che potrà rivelarsi vincente nel breve termine, ma che lascia aperta la domanda su quanto Cupertino saprà, in futuro, sviluppare tecnologie proprietarie all’altezza.
Il futuro di Siri non è mai stato così interessante.
Fonti
- Bloomberg — indiscrezioni sull’interesse di Apple per Perplexity AI (2025).
- Reuters — copertura dell’accordo Apple–Google per potenziare Siri.
- The Verge — aggiornamenti su iOS 27 e l’integrazione di Gemini.
- TechCrunch — valutazione e crescita di Perplexity AI.
- CNBC — analisi economica della partnership Apple–Google.
- Wall Street Journal — analisi finanziarie sulla strategia AI di Apple.
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Domande frequenti
Apple acquisirà Perplexity AI?
Secondo un'indiscrezione riportata da Bloomberg, Apple starebbe valutando l'acquisizione di Perplexity AI, una delle startup più promettenti dell'AI generativa. Si tratta di un'indiscrezione non confermata ufficialmente, ma se si concretizzasse rappresenterebbe un punto di svolta nella strategia AI di Apple.
Cos'è Perplexity AI?
Perplexity AI è una startup emergente nel campo dell'intelligenza artificiale generativa, nota per il suo motore di risposta conversazionale che combina ricerca web in tempo reale con citazioni delle fonti. È proprio questa capacità di fornire risposte aggiornate e verificabili ad aver catturato l'interesse di Apple.
Perché Apple sarebbe interessata a Perplexity?
Perché, a differenza di Google (con Gemini) o Microsoft (con Copilot), Apple non ha ancora lanciato una vera piattaforma AI conversazionale ed è notoriamente prudente. Acquisire Perplexity le permetterebbe di accelerare lo sviluppo di un assistente AI evoluto, in particolare per potenziare Siri, colmando il ritardo accumulato sui concorrenti.
Apple è pronta a integrare l'AI nei suoi prodotti?
Al momento Apple non ha ancora integrato ufficialmente un assistente AI evoluto nei propri dispositivi, ma l'interesse mostrato verso Perplexity indica che qualcosa sta cambiando. L'azienda sembra pronta a portare l'intelligenza artificiale a un livello degno dei propri standard, aprendo la porta a una nuova generazione di assistenti personali più proattivi ed evoluti.



