Le domande sul futuro del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale sono tante e concrete: quali mestieri cambieranno, quali compiti verranno automatizzati, cosa succederà al mio settore. Fino a ieri le risposte arrivavano da report densi di grafici e PDF da centinaia di pagine. Da oggi si può semplicemente chiederlo a Claude. Il 22 luglio 2026 Anthropic ha lanciato il connector dell’Anthropic Economic Index, uno strumento che permette a chiunque di esplorare in modo conversazionale i dati reali su come l’AI viene usata nell’economia. In questo articolo vediamo cosa misura davvero l’indice, come usare il nuovo connector e, soprattutto, cosa raccontano quei dati sull’impatto dell’AI sulle professioni, in Italia e nel mondo.
Un caso concreto di questa trasformazione è l’alleanza tra PwC e Anthropic sui servizi professionali enterprise, che porta Claude nel lavoro di centinaia di migliaia di consulenti.
In questo articolo scoprirai:
- Cos’è l’Anthropic Economic Index e cosa misura
- Come funziona il connector dell’Anthropic Economic Index
- Quali professioni sono più esposte all’AI secondo l’indice
- L’AI e i posti di lavoro: cosa dicono i dati
- Come un professionista può usare l’Anthropic Economic Index
Cos’è l’Anthropic Economic Index e cosa misura
L’Anthropic Economic Index è un’iniziativa di ricerca che misura come l’intelligenza artificiale viene effettivamente utilizzata nell’economia, non come potrebbe esserlo in teoria. Lanciato a febbraio 2025, l’indice analizza milioni di conversazioni con Claude tramite un sistema di analisi che preserva la privacy, mappando l’uso reale su circa 800 professioni del database occupazionale O*NET statunitense. L’obiettivo, come spiega Anthropic, è “andare oltre la speculazione” e osservare quali attività vengono davvero svolte, automatizzate o supportate dall’AI.
Il dato più recente arriva dal sesto report dell’indice, “Cadences”, pubblicato il 26 giugno 2026 e basato su un milione di conversazioni su Claude.ai più un milione di transcript via API, provenienti da oltre 150 Paesi e stati americani. L’intero dataset è pubblico e gratuito: è disponibile su Hugging Face con licenza CC-BY e viene aggiornato periodicamente, così che ricercatori, giornalisti e policymaker possano lavorarci sopra. È una scelta di trasparenza rara nel settore, in linea con altre iniziative dell’azienda (per capire meglio l’ecosistema, vedi la nostra guida completa a Claude AI).
Una distinzione è centrale per interpretare i numeri: l’indice separa automazione (compiti completati con intervento umano minimo) e aumentazione (l’AI potenzia le capacità della persona, che apprende, rivede e itera). Nell’ultimo rilevamento la ripartizione è di circa il 57% di aumentazione contro il 43% di automazione, un dato che sfuma la narrazione della semplice sostituzione dei lavoratori.
Come funziona il connector dell’Anthropic Economic Index
La novità del 22 luglio 2026 non è nuova ricerca, ma un nuovo modo di accedervi. Il connector dell’Anthropic Economic Index è un’integrazione basata sulla logica dei connettori di Claude (il meccanismo che collega l’assistente a fonti dati esterne, concettualmente vicino al Model Context Protocol). Una volta attivato, Claude può interrogare direttamente il dataset dell’indice e rispondere in linguaggio naturale, citando le fonti e i limiti dei dati.
Come attivare e usare il connector in Claude
L’attivazione è immediata e non richiede alcuna installazione: in claude.ai basta aprire il menu dei connettori, trovare l’Anthropic Economic Index nella directory e abilitarlo. Funziona su tutti i modelli Claude. Da lì si può conversare come con qualsiasi altra chat, partendo da domande ampie per poi scendere nel dettaglio. Alcuni esempi suggeriti dalla stessa Anthropic:
- “Quali occupazioni usano di più l’AI?”
- “Quali sono i modi più comuni in cui le persone in Colorado usano Claude?”
- “Per quali compiti gli insegnanti usano Claude?”
- “Quali tipi di attività le persone stanno automatizzando con l’AI? Come è cambiato nell’ultimo anno?”
C’è un avvertimento importante che Claude stesso ricorda: i dati riflettono i pattern d’uso di Claude, non l’intero mercato del lavoro. Non includono altri modelli come GPT o Gemini, e non fotografano l’occupazione nel suo complesso. È uno strumento potente per esplorare tendenze, ma va letto per quello che è: una lente su un pezzo, significativo ma parziale, dell’adozione dell’AI.
Quali professioni sono più esposte all’AI secondo l’indice
Qui i dati diventano concreti. Il report di marzo 2026, firmato dai ricercatori Maxim Massenkoff e Peter McCrory, ha introdotto il concetto di “esposizione osservata”: non quanto un mestiere potrebbe essere svolto dall’AI, ma quanto lo è già. E il divario tra teoria e realtà è enorme.
Le professioni informatiche e matematiche hanno un’esposizione teorica del 94%, ma quella osservata si ferma al 35,8%. L’amministrazione d’ufficio passa dal 90% teorico al 34,3% osservato; le professioni aziendali e finanziarie dal 94% al 28,4%; quelle legali dall’89% al 20,4%. In altre parole, le capacità dei modelli corrono molto più veloci della loro effettiva adozione nei processi di lavoro, un punto sottolineato anche nell’analisi sul valore dell’esposizione osservata.
Guardando alle singole occupazioni con maggiore esposizione osservata, il quadro è netto: i programmatori informatici guidano la classifica con il 74,5%, seguiti dagli addetti al servizio clienti (70,1%), agli operatori di data entry (67,1%), agli specialisti della documentazione medica (66,7%) e agli analisti di ricerca di mercato (64,8%), come riepilogato nel report sull’esposizione dei lavori all’IA. Non a caso, sviluppo software e scrittura insieme rappresentano circa metà di tutto l’utilizzo di Claude.
I lavori che l’AI (per ora) non tocca
All’estremo opposto, circa il 30% dei lavoratori ha esposizione osservata pari a zero: cuochi, meccanici, baristi, addetti alle costruzioni. Il denominatore comune è semplice: richiedono un corpo fisico in un ambiente reale. L’AI non ripara una tubatura, non cabla un edificio e non raccoglie un campo. È un promemoria utile contro le previsioni catastrofiste indiscriminate. Per un quadro d’insieme sull’accelerazione tecnologica, è interessante confrontare questi numeri con lo Stanford AI Index 2026.
L’AI sta distruggendo posti di lavoro: cosa dicono i dati
La domanda che tutti si pongono ha, per ora, una risposta sfumata. Secondo i dati di Anthropic, non si registra ancora alcun aumento sistematico della disoccupazione attribuibile all’AI: dal lancio di ChatGPT nel novembre 2022, i tassi di disoccupazione aggregati non mostrano differenze significative tra professioni ad alta e a bassa esposizione. La sostituzione di massa, insomma, non si è materializzata.
C’è però un segnale che merita attenzione, e riguarda i più giovani. Nelle occupazioni ad alta esposizione, l’ingresso di lavoratori tra i 22 e i 25 anni è calato di circa mezzo punto percentuale al mese a partire dal 2024, per una riduzione media stimata intorno al 14% nelle nuove assunzioni. Per gli over 25 lo stesso effetto non emerge in modo significativo. Il rischio, dunque, non sembra tanto il licenziamento quanto il restringimento del primo gradino della scala professionale, un tema che abbiamo approfondito nell’analisi sulla ricerca di Anthropic sul rischio di disoccupazione.
Il quadro italiano ed europeo
Per l’Italia il dato è particolarmente marcato: quasi metà dei posti di lavoro non ha una relazione significativa con l’AI. È un divario ampio rispetto ad altri Paesi europei, dove la quota di professioni altamente esposte e sinergiche con l’intelligenza artificiale è nettamente superiore: 43% nei Paesi Bassi, 39% in Belgio e Francia, 35% in Germania, come emerge dagli ultimi dati sul rapporto tra AI e lavoro. Una differenza che riflette la composizione del tessuto produttivo italiano, più orientato verso settori manifatturieri e di servizio a bassa esposizione, e che pone una domanda strategica su quanto rapidamente il Paese saprà integrare questi strumenti.
Come un professionista può usare l’Anthropic Economic Index
Al di là della curiosità, il connector ha un valore pratico. Un professionista può usarlo come strumento di autodiagnosi del proprio settore: chiedere quali compiti della propria categoria sono già oggetto di automazione, come è cambiato l’uso nell’ultimo anno e quali attività restano prevalentemente “umane”. È un modo per anticipare le tendenze invece di subirle.
Un dato dall’ultimo report offre una bussola interessante. Anthropic ha rilevato una sorta di “paradosso della delega”: chi affida più compiti all’AI è anche il più ottimista sul proprio futuro. Circa il 57% dei rispondenti afferma che l’AI ha aumentato il valore di mercato delle proprie competenze, e questa percentuale cresce di pari passo con la quota di automazione nel proprio utilizzo. Nel frattempo, la delega diretta di compiti a Claude è passata dal 27% al 39% in appena otto mesi, e oltre un terzo degli utenti prevede che entro dodici mesi l’AI potrà gestire la maggior parte delle proprie mansioni.
La lettura più sensata non è “verrò sostituito” ma “il valore si sposta”. Le competenze che l’indice indica come sempre più preziose sono il giudizio critico, la capacità di dare intento e contesto all’AI e la verifica dei suoi output. Chi tratta questi strumenti come un moltiplicatore delle proprie capacità, e non come una minaccia, è nella posizione migliore, un principio che vale anche quando si valuta se l’AI generativa produce davvero ritorni concreti, come discusso nell’analisi sul ROI dell’AI generativa.
Fonti:
- Anthropic — Lancio del connector dell’Anthropic Economic Index
- Anthropic — Anthropic Economic Index (pagina ufficiale)
- arXiv — Paper sull’esposizione osservata (Massenkoff, McCrory)
- Anthropic — Sesto report “Cadences” (giugno 2026)
- Hugging Face — Dataset Anthropic Economic Index (CC-BY)
- AIPIA — Report Anthropic sull’esposizione dei lavori all’IA
- AI4Business — Intelligenza artificiale e lavoro: gli ultimi dati
- Tom’s Hardware — La crisi dei lavori entry-level e l’AI
- La Mia Finanza — Il valore dell’esposizione osservata sui luoghi di lavoro
- Avvenire — AI e lavoro: i giovani i più colpiti
Domande frequenti
L'Anthropic Economic Index è gratis?
Sì. Sia il connector in claude.ai sia i dataset completi sono gratuiti e liberamente accessibili. I dati sono pubblicati su Hugging Face con licenza CC-BY, quindi utilizzabili anche per ricerca e analisi indipendenti.
Quali dati contiene l'indice?
Contiene pattern d'uso di Claude mappati su circa 800 professioni O*NET, con metriche di automazione e aumentazione, dati geografici su oltre 150 Paesi, uso via API delle aziende e serie storiche che mostrano l'evoluzione nel tempo.
I dati riguardano tutta l'AI o solo Claude?
Solo Claude. L'indice riflette l'uso di Claude e non include GPT, Gemini o altri modelli. È un campione significativo ma parziale, e va interpretato come tendenza, non come fotografia completa del mercato del lavoro.
Quali lavori sono più a rischio secondo l'indice?
Le professioni con maggiore esposizione osservata sono programmazione, servizio clienti, data entry e documentazione medica. I mestieri manuali e fisici restano invece a esposizione minima o nulla.



