Il 16 settembre 2026, a Huawei Connect di Shanghai, il presidente a rotazione David Wang ha fatto una cosa che Huawei non faceva da anni: ha mostrato una roadmap pubblica di processori fino al 2029. È il segnale più chiaro che Huawei vuole diventare la Nvidia cinese, e non è solo un’ambizione retorica: l’azienda ha già spedito oltre 1.000 sistemi di calcolo AI a più di 370 clienti, e il mercato che punta a presidiare vale 67 miliardi di dollari entro il 2030. Il problema è che, nello stesso momento, i suoi chip restano tre o quattro generazioni dietro a quelli di Nvidia. Questo pezzo mette in fila i numeri di entrambe le cose: quanto Huawei ha già venduto e quanto le manca davvero.
In questo articolo scoprirai:
- Chi è il concorrente cinese di Nvidia: Huawei e il mercato da 67 miliardi
- La roadmap dei chip AI Huawei: dall'Ascend 950PR al 970
- Perché Google e Washington hanno bloccato Huawei: la radice del piano sui chip
- Il gap tecnologico con Nvidia: quanto sono indietro i chip AI Huawei
- Quale marchio ha sostituito Huawei nei data center e cosa frena l'adozione
Chi è il concorrente cinese di Nvidia: Huawei e il mercato da 67 miliardi
Alla domanda «chi è il concorrente cinese di Nvidia» oggi esiste una risposta sola, ed è Huawei con la linea Ascend. La dimensione della posta è nota: secondo la stima Morgan Stanley ripresa da Tom’s Hardware, il mercato cinese dei chip AI arriverà a 67 miliardi di dollari entro il 2030, e i fornitori domestici dovrebbero coprirne circa l’86%. Nel solo 2026 i produttori cinesi valgono già una quota stimata in 21 miliardi.
Huawei sta intercettando quella crescita in modo misurabile. Sempre secondo Tom’s Hardware, il fatturato dei chip AI Huawei dovrebbe salire a 12 miliardi di dollari nel 2026, dai 7,5 miliardi del 2025: una crescita del 60% costruita su ordini già firmati per l’acceleratore Ascend 950PR, entrato in produzione di massa nella primavera 2026. Fra i clienti c’è DeepSeek, che lo usa per l’inferenza.
La spinta arriva anche dal vuoto lasciato dal concorrente. Come ricostruisce Tom’s Hardware, la Cina valeva fino al 25% del business data center di Nvidia, ma le H20 sono state bloccate da Washington e le H200 restano ferme nei controlli doganali cinesi nonostante la licenza americana concessa a marzo 2026. In un mercato dove il fornitore migliore non può consegnare, il secondo migliore vince per default, una dinamica che abbiamo già visto muovere anche il software, con i modelli open source cinesi che nel 2026 superano quelli statunitensi.
La roadmap dei chip AI Huawei: dall’Ascend 950PR al 970
La novità del 2026 non è un chip, è un calendario. Huawei ha adottato quella che Wang chiama una cadenza di «una generazione l’anno», e secondo TrendForce l’Ascend 960DT è stato anticipato di tre trimestri, al primo trimestre 2027, con il 960PR spostato al terzo trimestre dello stesso anno; 970 e 980 sono attesi nel 2028 e nel 2029.
I due chip del 2026 hanno ruoli distinti. Come riporta RCR Wireless, il 950PR è tarato su prefill e sistemi di raccomandazione e dichiara 1 PFLOPS in FP8 e 2 PFLOPS in MXFP4; il 950DT, previsto per il quarto trimestre 2026, punta su addestramento e decoding con 144 GB di memoria HiZQ 2.0, 4 TB/s di banda e 2 TB/s di interconnessione. La divisione del lavoro non è casuale: è il modo di fare comunque prodotto quando la memoria ad alta banda scarseggia. Se il ruolo dei formati numerici e della banda non è ovvio, vale la pena partire da cos’è una GPU e quale numero decide quanto va veloce l’AI.
Atlas 950 e Atlas 960 SuperPoD: i numeri dei sistemi Huawei
La vera scommessa è a livello di sistema. L’Atlas 950 SuperPoD collega 8.192 chip Ascend e l’Atlas 960 SuperPoD ne collega 15.488, facendoli lavorare come una macchina sola; Huawei indica 64 NPU per cabinet, scalabili fino a 8.192 tramite l’interconnessione UnifiedBus. Su questa architettura Channel Insider riporta per l’Atlas 960E 8 EFLOPS in FP8, fino a 1 petabyte di memoria ad alta banda e 5.500 motori ottici Hi-ONE al posto dei 48.000 moduli 800G che servirebbero normalmente, con oltre 550 kW di consumo risparmiati. Huawei compensa il chip debole con la rete.
Perché Google e Washington hanno bloccato Huawei: la radice del piano sui chip
La storia dei chip AI Huawei nasce da un provvedimento del 2019: l’inserimento dell’azienda nella Entity List statunitense. Da lì discende il vincolo che conta davvero, cioè la perdita di accesso alle fonderie avanzate e alle macchine che le riforniscono, lo stesso meccanismo amministrativo che, sul lato consumer, ha tolto Play Store e app Google agli smartphone Huawei.
Il vincolo decisivo è quello manifatturiero. Come documenta il Council on Foreign Relations, SMIC resta confinata al nodo a 7 nanometri perché i controlli all’export le impediscono di acquistare litografia EUV, e sempre il CFR stima che l’Ascend 910C renda nel mondo reale circa il 60% di una Nvidia H100. Il resto sono aggiramenti: più chip in parallelo, formati numerici proprietari, ottica al posto del rame, memoria costruita in casa.
Huawei sta anche allargando la base produttiva: Tom’s Hardware riferisce di due nuovi impianti SMIC dedicati previsti entro fine anno. È la risposta industriale a un problema che non è di ingegneria ma di accesso alle macchine.
Il gap tecnologico con Nvidia: quanto sono indietro i chip AI Huawei
Qui i numeri smettono di essere favorevoli. L’analisi di Epoch AI mette a confronto le schede singole: una Nvidia B300 dichiara 13,5 PFLOPS in FP4 contro i 2 PFLOPS dell’Ascend 950, un fattore 6,75×, destinato ad allargarsi a circa 17,5× entro il 2029 quando Nvidia passerà a Rubin e Rubin Ultra. Sul singolo chip Huawei resta tre-quattro anni indietro almeno fino al 2030.
Il divario di volume è ancora più netto. Sempre Epoch AI stima per il 2026 circa 1,5 milioni di unità Huawei pari a 880.000 H100-equivalenti, contro 5,9 milioni di unità Nvidia pari a 23 milioni di H100-equivalenti: Huawei produce meno del 4% della potenza di calcolo del concorrente. La causa fisica è duplice: la densità del nodo SMIC N+3 è di circa 113 milioni di transistor per mm² contro i 224 del TSMC N3P, e lo stacking verticale («LogicFolding») non arriverà sugli Ascend prima del 2030.
Il collo di bottiglia HBM dei chip AI Huawei
Il vincolo che conta di più non è il calcolo, è la memoria. Epoch AI quantifica il divario di HBM utilizzabile in 73× nel 2026, in calo a 11× nel 2028: la produzione domestica CXMT e XMC basta per circa 240.000 Ascend 950DT l’anno. Ecco perché il 950PR è progettato senza HBM tradizionale. È la stessa logica per cui anche fuori dalla Cina si progettano acceleratori su misura invece di comprare GPU generaliste, come nel caso di OpenAI Jalapeño e dei suoi primi benchmark.
Quale marchio ha sostituito Huawei nei data center e cosa frena l’adozione
Nei data center cinesi la sostituzione va nella direzione opposta a quella che ci si aspetterebbe: non è qualcuno che ha preso il posto di Huawei, è Huawei che sta prendendo il posto di Nvidia. Ad affiancarla ci sono Cambricon, che vende acceleratori concorrenti sullo stesso mercato domestico, e i chip interni di Alibaba, progettati per i carichi del proprio cloud. Il punto in comune è a monte: SMIC è la fonderia di quasi tutti, e quindi il tetto dei 7 nanometri vale per l’intero fronte cinese, non solo per gli Ascend.
Il freno non è la domanda. Il vicepresidente Eric Xu ha dichiarato che la domanda interna supera già la capacità produttiva, tanto da limitare l’espansione internazionale: le parole di Xu sono riportate da US News, nel resoconto dell’annuncio dei nuovi chip attesi dal 2027. Sul fronte degli ordini, DeepSeek prevede di installare almeno 160.000 Ascend 950DT in un data center nella Mongolia Interna, come riportato da The Tech Portal, che riferisce anche dei 1.000 sistemi supernode già consegnati a oltre 370 clienti.
L’ostacolo vero è il software. Channel Insider nota che CANN, l’ambiente Huawei equivalente a CUDA, conta poco più di 5.200 sviluppatori attivi al mese e una novantina di progetti open source di terze parti: un ecosistema che sta crescendo ma che non regge il confronto con quello costruito da Nvidia in vent’anni e mostrato ogni anno alla sua conferenza, come nell’edizione raccontata in NVIDIA GTC 2026. Huawei oggi vince dove il cliente non ha alternative e il carico è inferenza; perde dove serve addestrare da zero. È una posizione solida e limitata insieme, ed è esattamente il tipo di biforcazione descritta negli scenari sulla leadership globale nell’AI al 2028.
Fonti:
- Tom’s Hardware, Huawei could seize China’s AI chip crown in 2026 as Nvidia’s H200 shipments stall
- Epoch AI, Will Huawei catch up to Nvidia by 2030?
- Council on Foreign Relations, China’s AI Chip Deficit: Why Huawei Can’t Catch Nvidia
- TrendForce, Huawei Speeds Up AI Chip Roadmap, Pulls Ascend 960DT Forward to 1Q27
- RCR Wireless, Huawei outlines roadmap for Ascend AI chips
- Huawei, Huawei Unveiled the Latest SuperPoD at MWC Barcelona 2026
- Channel Insider, Huawei’s Atlas 960 SuperPoD Takes Aim at Nvidia’s AI Lead
- The Tech Portal, Huawei moves up AI chip upgrade to Q1 2027 in Nvidia challenge
- US News, China’s Huawei sets 2027 launch for new AI chips as it targets Nvidia
Domande frequenti
Perché Huawei non si vende più come prima in Italia?
La causa è l'inserimento di Huawei nella Entity List statunitense nel 2019, non una scelta di mercato. Senza i servizi Google preinstallati gli smartphone dell'azienda hanno perso gran parte dell'appeal nella distribuzione retail europea, e le vendite sono crollate. È la stessa radice sanzionatoria che ha tagliato a Huawei l'accesso alle fonderie avanzate per i chip AI.
Huawei tornerà ad avere i servizi Google?
Dipende dalla rimozione di Huawei dalla Entity List americana, non da un accordo commerciale con Google: il divieto è amministrativo e Mountain View non può aggirarlo. Al momento non ci sono segnali in quella direzione. Huawei ha investito su HMS e HarmonyOS trattandoli come alternativa permanente, non come soluzione temporanea.



