Chi cerca Claude Opus di solito non cerca un modello preciso: vuole capire quale delle versioni nominate in giro usare, quanto costa e se vale la differenza rispetto a Sonnet. La confusione è comprensibile, perché in meno di un anno Anthropic ha rilasciato Opus 4.5, 4.6, 4.7, 4.8, Opus 5 e, il 22 settembre 2026, Claude Opus 5.5. Oggi però la scelta è fra quattro modelli, non fra dieci, e Opus 5.5 è il punto di partenza che la documentazione stessa consiglia per la maggior parte dei carichi di lavoro. A decidere davvero sono tre numeri: il prezzo per milione di token, la finestra di contesto e il livello di effort. L’effort è la leva meno conosciuta, quella che sposta di più il conto, e su Opus 5.5 ha cambiato valore predefinito.
In questo articolo scoprirai:
- quali modelli Claude Opus esistono oggi e quale versione conviene usare
- cosa cambia davvero fra Claude Sonnet e Opus, oltre al prezzo
- quanto costa Claude Opus a token e con l’abbonamento, con un esempio di conto
- i limiti reali: contesto, output, ragionamento, conoscenza aggiornata a quando
- come si usa in Italia, gratis e a pagamento, dal browser fino all’API
Listino e specifiche verificati sulla documentazione Anthropic il 4 ottobre 2026.
Claude Opus: che cos’è e dove sta nella famiglia
Claude Opus è la fascia di modelli di Anthropic pensata per il coding agentico di lunga durata e per il lavoro di conoscenza complesso: non un prodotto a sé, ma il gradino intermedio alto della famiglia. Sotto ci sono Haiku, pensato per velocità e volume, e Sonnet, che la tabella ufficiale dei modelli descrive come «la migliore combinazione di velocità e intelligenza». Sopra c’è Fable, la fascia di frontiera per il ragionamento più impegnativo e i compiti agentici a lungo orizzonte.
La collocazione conta perché il consiglio ufficiale è esplicito e va contro l’istinto di chi compra: i criteri di scelta pubblicati da Anthropic suggeriscono di partire da Claude Opus 5.5 per la maggior parte dei carichi di lavoro, e di salire a Fable 5.1 solo quando le proprie valutazioni su Opus 5.5 a effort xhigh o max restano insufficienti. Non è il modello più potente a essere raccomandato per primo, è quello con il rapporto migliore fra capacità e costo.
Se ti serve il quadro generale prima dei dettagli, che cos’è Claude, come funziona e a cosa serve in azienda, sta nella nostra guida completa a Claude AI.
Quali sono i modelli di Claude Opus disponibili oggi
A inizio ottobre 2026 la linea corrente è composta da quattro modelli, due dei quali arrivati a fine settembre: Opus 5.5 il 22 e Claude Sonnet 5.5 il 28. Questi sono i numeri che contano, presi dalla tabella dei modelli e dal listino ufficiale.
| Modello | Prezzo per milione di token | Contesto | Output massimo | Per cosa |
|---|---|---|---|---|
| Claude Fable 5.1 | 10 in input, 50 in output | 1 milione | 128.000 | ragionamento esigente e lavoro agentico lungo |
| Claude Opus 5.5 | 4 in input, 20 in output | 1 milione | 128.000 | coding agentico di lunga durata e lavoro di conoscenza |
| Claude Sonnet 5.5 | 2 in input, 10 in output | 1 milione | 128.000 | il miglior compromesso fra velocità e intelligenza |
| Claude Haiku 4.5 | 1 in input, 5 in output | 200.000 | 64.000 | il più veloce, con intelligenza vicina alla frontiera |
I tre modelli più recenti condividono anche la conoscenza affidabile, aggiornata a giugno 2026, mentre Haiku 4.5 si ferma a febbraio 2025. Un Haiku 5.5 è stato annunciato al lancio di Opus 5.5 per «le prossime settimane», ma al 4 ottobre non è ancora uscito.
Un dettaglio che sfugge e cambia le stime: la finestra da 1 milione di token corrisponde a circa 555.000 parole con il tokenizzatore attuale, introdotto con Opus 4.7. I modelli precedenti ne facevano stare circa 750.000 nello stesso milione. Chi ha dimensionato un sistema sulla vecchia proporzione sta sottostimando il consumo di circa un terzo.
Quale versione di Claude Opus conviene usare oggi
Se parti adesso, la risposta è una sola: Claude Opus 5.5, l’unico Opus che la documentazione classifica come corrente. Il comunicato di lancio lo dà al livello di Fable 5.1 sulla maggior parte del lavoro, con un output generato oltre il 30% più in fretta di Opus 5 e un costo inferiore del 40% sui carichi tipici, alle impostazioni predefinite. Quel 40% va letto bene: il listino scende del 20%, il resto dipende da quanti token il modello consuma per compito, e alle impostazioni predefinite Opus 5.5 parte da un effort più basso.
Claude Opus 5 e le versioni 4.x non sono alternative da confrontare, sono cronologia. La domanda vera, quindi, non è quale Opus prendere: è se ti serva Opus. La scelta di fascia, Sonnet 5.5 sotto e Fable 5.1 sopra, è quella che sposta il conto, ed è il resto di questo articolo.
Da Claude Opus 5 a Opus 5.5: cosa cambia nel codice
Chi ha già un sistema su Opus 5 non cambia solo l’identificativo del modello. La pagina ufficiale delle novità elenca quattro rotture. Il pensiero adattivo è sempre attivo e non si può spegnere. Il tool_choice forzato, l’opzione che obbliga il modello a chiamare uno strumento, restituisce un errore 400. I blocchi di ragionamento sono legati al modello e alla conversazione che li ha prodotti. Sull’API di Anthropic e su Google Cloud, infine, il vecchio strumento computer_20251124 non è più accettato.
C’è anche un cambiamento che non dà errori: le brevi note che il modello scrive fra una chiamata a uno strumento e l’altra ora arrivano dentro blocchi di ragionamento, vuoti con l’impostazione predefinita. Un’interfaccia che mostrava quei messaggi di avanzamento all’utente resta muta, e nessuno se ne accorge finché non lo segnala un cliente.
Restare su Opus 5 si giustifica in un caso solo: un sistema in produzione che dipende da uno di questi comportamenti e che non si fa in tempo a migrare. La guida ufficiale alla migrazione mostra il prima e il dopo per ciascuno.
Le versioni Opus più vecchie, ancora accessibili e fino a quando
Opus 5, 4.8, 4.7, 4.6 e 4.5 restano disponibili come modelli legacy, insieme a Fable 5, Sonnet 5 e Sonnet 4.6. Non spariscono da un giorno all’altro: Anthropic pubblica un impegno di ritiro per ciascun modello, e la data non è prima del 22 settembre 2027 per Opus 5.5, del 28 settembre 2027 per Sonnet 5.5, del 1° settembre 2027 per Fable 5.1 e del 24 luglio 2027 per Opus 5. Fra gli Opus più vecchi il 4.5 ha l’orizzonte più vicino, non prima del 24 novembre 2026; Opus 4.1 è già stato ritirato il 5 agosto, e Sonnet 4.5 lo sarà il 30 novembre. Haiku 4.5, ancora nella linea corrente, ha l’impegno più corto: non prima del 15 ottobre 2026.
Se hai un sistema fermo su una versione precedente, i pezzi che raccontano che cosa è cambiato lungo la strada sono Opus 4.5, Opus 4.6, Opus 4.7 e Opus 4.8. Una nota tecnica che vale una migrazione: l’extended thinking manuale, quello con budget_tokens, è deprecato da Opus 4.6 e non è più accettato sui modelli successivi.
Cosa cambia tra Claude Sonnet e Opus
Opus costa il doppio di Sonnet, è più lento e ha più giudizio sul lavoro aperto; per il resto, nella generazione 5.5, i due modelli sono quasi gemelli. Sulla carta Opus 5.5 costa 4 e 20 dollari per milione di token contro i 2 e 10 di Sonnet 5.5, ha la stessa finestra da 1 milione di token, lo stesso tetto di output e, novità di settembre, la stessa conoscenza affidabile, aggiornata a giugno 2026. Fra Opus 5 e Sonnet 5 c’erano quattro mesi di differenza; oggi quell’argomento è sparito.
La differenza sta in tre punti. Il primo è la latenza: la documentazione classifica Sonnet come «veloce» e Opus come «moderato», e su un’interfaccia dove qualcuno aspetta la risposta questo si sente. Il secondo è il ragionamento: su Opus 5.5 è sempre acceso, mentre Sonnet 5.5 permette di spegnere quello iniziale con l’impostazione between_tools, utile dove conta la prontezza. Il terzo è il giudizio: nel comunicato di Sonnet 5.5 Anthropic lo mette due punti sotto Opus 5.5 su GDPval-AA, un benchmark di compiti professionali, e scrive che Opus 5.5 «resta nettamente più forte nel lavoro complesso e aperto che richiede un giudizio sostenuto».
C’è poi un punto che i confronti di listino non dicono. Il prezzo per token non è il costo per compito: un modello che ragiona meglio arriva alla risposta in meno giri, e uno che sbaglia di più li moltiplica. Su questa generazione si aggiunge una trappola: l’effort predefinito è medium su Opus 5.5 e high su Sonnet 5.5, quindi due chiamate lasciate ai valori di default non confrontano i modelli alla pari. Il conto va fatto su un campione di lavoro vero, a effort fissato, non sulla tabella.
Quando Claude Sonnet 5.5 basta e Opus 5.5 è spesa in più
La regola pratica che emerge dalla documentazione e dall’uso è di dividere per tipo di compito, non per importanza del progetto. Sonnet 5.5 regge bene i flussi ad alto volume e bassa latenza, la classificazione, la sintesi, le risposte in tempo reale, e secondo Anthropic è oltre il 30% più veloce di Sonnet 5 allo stesso prezzo. Opus 5.5 si giustifica sul coding agentico complesso, sul coordinamento di più agenti, sui documenti lunghi e sui compiti a lungo orizzonte dove un errore a metà strada costa tutto il lavoro a valle.
Una via di mezzo è far lavorare Sonnet e interpellare Opus solo sulle decisioni difficili, lo schema esecutore e consulente che abbiamo descritto in Claude Opus come advisor nelle pipeline AI. Con Sonnet 5.5 come esecutore, secondo le note di rilascio, il consulente deve essere Opus 5, Opus 5.5, un Fable o Sonnet 5.5 stesso: le coppie con Opus 4.8, Opus 4.7 e Sonnet 5 ora restituiscono un errore.
Su come si porta ciascuno dei due dentro un processo aziendale, con i guardrail e le rotture API da gestire, abbiamo due pezzi dedicati, scritti sulla generazione 5 e validi anche per la 5.5 una volta applicate le modifiche elencate sopra: Claude Opus 5 in azienda e Claude Sonnet 5 in azienda.
Fable 5.1 o Opus 5.5: quando conviene salire di fascia
La direzione opposta si pone meno spesso ma costa di più sbagliarla, e con Opus 5.5 si pone ancora meno. Fable 5.1 sta sopra nel listino, 10 e 50 dollari per milione di token, due volte e mezzo Opus 5.5, ed è descritto per il ragionamento esigente e il lavoro agentico a lungo orizzonte. Ha la stessa conoscenza affidabile, fino a giugno 2026, e Anthropic dichiara che Opus 5.5 lavora al suo livello nella maggior parte dei compiti.
Il criterio ufficiale per salire è netto e vale la pena prenderlo alla lettera: si passa a Fable quando le proprie valutazioni su Opus 5.5 a effort xhigh o max restano insufficienti, su ragionamento esigente o lavoro agentico lungo. Non quando il compito sembra difficile, non quando il progetto è importante: quando hai misurato e non basta. È una soglia costruita per evitare che si compri la fascia superiore per prudenza, che è il modo più comune di raddoppiare una bolletta senza migliorare un risultato.
Fino a settembre su Fable c’era un dettaglio economico che ribaltava parte del conto: le letture dalla cache dei prompt costano il 2,5% del prezzo base invece del 10%. Con Opus 5.5 il vantaggio si è quasi annullato: la lettura in cache costa 0,25 dollari per milione di token su Fable 5.1 e 0,20 su Opus 5.5, che applica il 5%. Per un sistema che rilegge molte volte lo stesso contesto lungo, un capitolato, una base di codice, uno storico di ticket, la distanza fra i due si gioca quasi tutta sull’output.
Quanto costa Claude Opus, a token e ad abbonamento
Claude Opus si paga in due modi: con un abbonamento a claude.ai, da 20 dollari al mese, oppure a consumo sull’API, 4 dollari per milione di token in input e 20 in output su Opus 5.5. Nell’abbonamento il piano gratuito esiste ma non include Opus; Pro costa 20 dollari al mese oppure 17 se paghi l’anno, Max parte da 100 dollari al mese. Per le squadre, Team Standard costa 20 dollari a postazione pagando l’anno e 25 al mese, mentre Team Premium sta a 100 a postazione sull’annuale e a 125 al mese.
Opus 5.5 è incluso in Pro, Max, Team ed Enterprise, e con il lancio Anthropic ha alzato i limiti di utilizzo per finestra di cinque ore su questi piani. Con l’abbonamento non scegli il modello a mano su ogni richiesta e non vedi il consumo a token: paghi una quota e usi l’interfaccia.
Sull’API paghi quello che consumi, e sopra il listino si applicano alcune varianti che vale la pena conoscere prima di fare un preventivo: l’inferenza limitata agli Stati Uniti costa 1,1 volte lo standard, e la modalità veloce di Opus 5.5 costa il doppio, 8 e 40 dollari, in cambio di una velocità fino a 2,5 volte superiore. È disponibile solo sull’API diretta di Anthropic e in Claude Code, non sulle piattaforme cloud.
Il calcolo di pareggio fra le due formule, con le soglie oltre le quali conviene l’una o l’altra, lo abbiamo fatto per esteso in API di Claude: costi e quando conviene rispetto all’abbonamento. Per chi usa Claude soprattutto per programmare, il conto specifico è in quanto costa Claude Code davvero.
Quanto costa Claude Opus 5.5 su un carico reale: un esempio di conto
Per dare un ordine di grandezza, prendiamo mille richieste da 20.000 token in ingresso e 2.000 in uscita, cioè 20 milioni di token in input e 2 milioni in output, ai prezzi del listino ufficiale. La seconda colonna ipotizza che 15.000 dei 20.000 token in ingresso di ogni richiesta siano letti dalla cache, al netto del costo della prima scrittura.
| Modello | Senza cache | Con il 75% dell’input in cache |
|---|---|---|
| Claude Sonnet 5.5 | 60 dollari | 33 dollari |
| Claude Opus 5.5 | 120 dollari | 63 dollari |
| Claude Opus 5 | 150 dollari | 82,50 dollari |
| Claude Fable 5.1 | 300 dollari | 153,75 dollari |
Il conto dice due cose. La prima è che la cache pesa quasi quanto la scelta di fascia: Opus 5.5 con la cache costa più o meno come Sonnet 5.5 senza. La seconda è che sono numeri per token, non per compito: i token di ragionamento si pagano come output, e a parità di effort Opus 5.5 tende a ragionare di più per turno rispetto a Opus 5, come segnala la pagina delle novità. Quanto costi davvero un compito si sa solo misurandolo.
Le tre leve che abbassano il costo di Claude Opus senza cambiare modello
Prima di scendere di fascia conviene tirare le leve che esistono già, perché incidono più del salto da Opus a Sonnet.
- La cache dei prompt. Le letture dalla cache costano il 5% del prezzo base di input su Opus 5.5, quindi 0,20 dollari per milione invece di 4; sugli altri modelli la regola è il 10%, su Fable 5.1 il 2,5%. La scrittura in cache costa di più del prezzo base, 5 dollari su Opus 5.5 per la cache da cinque minuti, quindi la cache rende quando lo stesso contesto viene riletto più volte, non alla prima chiamata.
- La Batch API. Sconto del 50% sul listino batch per tutto ciò che può aspettare: su Opus 5.5 il prezzo scende a 2 e 10 dollari. Vale per report, arricchimenti, classificazioni notturne: qualunque cosa non abbia un umano davanti.
- Il livello di effort. È il parametro meno usato e il più efficace. Il default è high su quasi tutti i modelli correnti ma medium su Opus 5.5, dove il ragionamento è sempre acceso e l’effort resta l’unico comando per decidere quanto pensa. Chi migra da Opus 5 senza impostarlo lavora un livello più in basso senza saperlo. Il consiglio ufficiale è fissarlo in modo esplicito e muoversi in entrambe le direzioni misurando, non a intuito.
I limiti di Claude Opus, dal contesto alla data di conoscenza
Il limite di cui si parla di più, la finestra di contesto, oggi è il meno stringente: 1 milione di token su tutta la linea corrente tranne Haiku. Quello che ferma davvero i progetti sta altrove.
Il tetto di output è 128.000 token per chiamata sull’API sincrona. Sulla Message Batches API si arriva a 300.000 con l’intestazione beta output-300k-2026-03-24, accettata da Opus 5.5, Sonnet 5.5, Opus 5, Sonnet 5 e dalle Opus dalla 4.6 in poi: è però una strada per l’elaborazione differita, non per un’applicazione interattiva. Se stai generando documenti lunghi in una sola chiamata, è qui che ti fermi.
Il secondo limite è temporale. Opus 5.5 ha una conoscenza affidabile fino a giugno 2026: su tutto ciò che è successo dopo, il modello non sa, e la cosa pericolosa è che a volte risponde lo stesso. È il motivo per cui il recupero delle informazioni dai propri documenti non è un’aggiunta ma il pezzo portante di qualunque integrazione seria, per quanto grande sia la finestra di contesto.
Il terzo limite è nuovo e riguarda chi integra: su Opus 5.5 il ragionamento non si può spegnere. Ogni token di pensiero conta dentro max_tokens, il tetto della singola risposta, e si paga come output. Un’applicazione che con Opus 5 disattivava il thinking per guadagnare latenza ora deve abbassare l’effort e lasciare margine nel tetto.
Come usare Claude Opus in Italia
Claude è accessibile in Italia senza espedienti, in tre modi diversi a seconda di cosa devi farci. Dall’interfaccia web su claude.ai, con il piano gratuito o a pagamento, e lì il modello viene scelto dal piano che hai. Dall’API di Anthropic, con una chiave dalla Console, ed è la strada per costruirci qualcosa sopra.
Il terzo modo sono le piattaforme cloud: Opus 5.5 è disponibile su Amazon Bedrock, Google Cloud e Microsoft Foundry, ciascuna con i propri identificativi di modello e, cosa più importante per chi ha vincoli di conformità, con la possibilità di scegliere la regione in cui i dati transitano. Bedrock e Google Cloud fissano inoltre le proprie date di ciclo di vita, che possono non coincidere con quelle di Anthropic.
A settembre c’era un’eccezione: Claude Platform on AWS, la versione di Claude gestita da Anthropic e fatturata tramite AWS, non offriva la fascia Opus. Con Opus 5.5 la casella si è riempita: il modello c’è, con lo stesso identificativo dell’API diretta. Resta fuori solo la modalità veloce, che vive sull’API di Anthropic.
Se stai valutando Claude contro l’alternativa più ovvia, il confronto compito per compito è in Claude vs ChatGPT: quale conviene e quanto costano.
Claude Opus gratis: cosa include il piano free
Claude Opus si può usare gratis solo in parte. Il piano gratuito di claude.ai dà accesso a Sonnet e Haiku ma non alla fascia Opus: Opus 5.5 arriva con i piani a pagamento, e anche lì con limiti di utilizzo che si rinnovano a finestre.
Sull’API non esiste una fascia gratuita permanente: i nuovi account ricevono un piccolo credito per le prove, come indica il listino ufficiale, poi si paga quello che si consuma. Questo rende l’API la strada più economica per provare seriamente, perché una valutazione fatta su qualche centinaio di richieste costa pochi dollari e dice molto più di un mese di abbonamento usato a intermittenza.
Dal modello al processo: quando l’abbonamento non è più la domanda giusta
C’è un punto oltre il quale scegliere fra Opus e Sonnet smette di essere la decisione importante. Succede quando il modello non serve più a una persona davanti a una tastiera, ma a un processo che deve girare anche di notte: documenti da leggere ogni giorno, una casella da smistare, una risposta che deve arrivare in due minuti.
Lì contano cose che nel listino non compaiono: dove stanno i tuoi dati e come li recupera il sistema, chi decide la soglia di intervento, come si misura la qualità prima di allargare, cosa succede quando il modello sbaglia. La scelta del modello, a quel punto, è uno dei parametri, e nemmeno il primo.
Se hai un processo in testa e vuoi capire se è automatizzabile e a che costo, prima di spendere mesi su un pilota, puoi parlarne con noi su mimir.bot.
Fonti:
- Introducing Claude Opus 5.5, Anthropic, 22 settembre 2026
- Introducing Claude Sonnet 5.5, Anthropic, 28 settembre 2026
- Models overview, documentazione Anthropic (consultata il 4 ottobre 2026)
- Pricing, documentazione Anthropic, per cache, batch, modalità veloce e prezzi per piattaforma (consultata il 4 ottobre 2026)
- Claude, prezzi API e piani (consultata il 4 ottobre 2026)
- Claude Opus, pagina prodotto Anthropic, disponibilità nei piani e sulle piattaforme
- What’s new in Claude Opus 5.5, rotture, funzioni e differenze di comportamento
- Migrating to Claude Opus 5.5, guida ufficiale alla migrazione
- What’s new in Claude Sonnet 5.5, documentazione Anthropic
- Choosing a model, criteri ufficiali di scelta
- Model deprecations, impegni di ritiro per ciascun modello
- Effort, documentazione del parametro che governa la profondità del ragionamento
- Context windows, documentazione Anthropic
- Thinking, pensiero adattivo ed extended thinking deprecato
- Anthropic releases Opus 5.5 with lower prices and Fable-level performance, TechCrunch, 22 settembre 2026
Domande frequenti
Cos'è Claude Opus?
Claude Opus è la fascia di modelli di Anthropic pensata per il coding agentico di lunga durata e per il lavoro di conoscenza complesso. Sta sopra Haiku e Sonnet e sotto Fable, la fascia di frontiera. La versione corrente è Claude Opus 5.5, uscita il 22 settembre 2026.
Qual è l'ultima versione di Claude Opus?
L'ultima versione è Claude Opus 5.5, rilasciata da Anthropic il 22 settembre 2026. Ha una finestra di contesto da 1 milione di token, un output massimo di 128.000 token e una conoscenza affidabile aggiornata a giugno 2026. Opus 5 e le versioni 4.x restano disponibili come modelli legacy.
Cosa cambia tra Claude Sonnet e Opus?
Nella generazione 5.5 Opus costa il doppio di Sonnet (4 e 20 dollari per milione di token contro 2 e 10), è più lento e, secondo Anthropic, resta più forte nel lavoro complesso e aperto. Contesto, output massimo e data di conoscenza sono gli stessi. Cambia anche l'effort predefinito, medium su Opus 5.5 e high su Sonnet 5.5, quindi il confronto va fatto a effort fissato.
Quanto costa Claude Opus 5.5?
Sull'API Claude Opus 5.5 costa 4 dollari per milione di token in input e 20 in output, con letture dalla cache a 0,20 dollari e sconto del 50% sulla Batch API. La modalità veloce costa 8 e 40 dollari. Con l'abbonamento è incluso nei piani Pro, Max, Team ed Enterprise, a partire da 20 dollari al mese.
Claude Opus è gratis?
No. Il piano gratuito di claude.ai dà accesso a Sonnet e Haiku ma non a Opus, che richiede un piano a pagamento come Pro, Max, Team o Enterprise. Sull'API i nuovi account ricevono un piccolo credito iniziale per le prove, poi si paga a consumo.
Come usare Claude AI in Italia?
Claude è disponibile in Italia senza restrizioni. Si usa dal browser o dalle app su claude.ai, tramite l'API di Anthropic con una chiave dalla Console, oppure sulle piattaforme cloud Amazon Bedrock, Google Cloud e Microsoft Foundry. Sulle piattaforme cloud si può anche scegliere la regione in cui transitano i dati.
Meglio Claude Opus 5.5 o Fable 5.1?
Per la maggior parte dei carichi di lavoro Anthropic consiglia di partire da Opus 5.5, che secondo l'azienda lavora al livello di Fable 5.1 sulla maggior parte dei compiti a meno della metà del prezzo. Fable 5.1 si giustifica quando le proprie valutazioni su Opus 5.5 a effort xhigh o max restano insufficienti su ragionamento esigente o lavoro agentico lungo.
Cosa significa opus in italiano?
Opus è una parola latina che significa opera o lavoro, ed è usata anche in musica per indicare una composizione numerata di un autore. Anthropic dà ai suoi modelli nomi di forme letterarie di lunghezza crescente: Haiku è il più piccolo, Sonnet quello intermedio, Opus il più grande dei tre.



