Il 17 settembre 2026 Anthropic ha riscritto la funzione più vecchia e più trascurata del suo assistente: i progetti. Con Claude Code Projects un progetto smette di essere una cartella dove parcheggiare file e istruzioni e diventa una conversazione permanente in cui Claude scompone il lavoro, apre sessioni parallele, ne rivede i risultati e ti riporta il pacchetto finito. È in beta, gira solo nel cloud, ed è riservata a una parte degli abbonati Pro e Max. Il titolo scelto da Anthropic per l’annuncio è già tutto il programma: from folder to conversation. Ecco cosa cambia davvero, chi può provarlo oggi e perché la stessa pagina che lo annuncia avverte che i progetti consumano i limiti d’uso più in fretta.
In questo articolo scoprirai:
- Cosa cambia in Claude Code Projects: dalla cartella alla conversazione
- Come funzionano i thread paralleli di un progetto Claude Code
- Chi può usare Claude Code Projects oggi: piani, requisiti e waitlist
- Perché i progetti Claude Code raggiungono prima i limiti di utilizzo
- Quando conviene usare un progetto invece di più sessioni di Claude Code
Cosa cambia in Claude Code Projects: dalla cartella alla conversazione
Per capire la portata del cambiamento conviene ricordare cos’erano i progetti fino a ieri. Quando Anthropic li lanciò nel giugno 2024, la promessa era organizzativa: «organizzare le chat in Progetti, riunendo in un unico posto insiemi curati di conoscenza e attività di chat», con una finestra di contesto da 200K token, «l’equivalente di un libro di 500 pagine», come si legge ancora oggi sull’annuncio originale di Anthropic. Un progetto era un contenitore: tu ci mettevi dentro documenti e istruzioni, Claude li leggeva, e il coordinamento delle varie chat restava tuo.
La versione ridisegnata ribalta il rapporto. Adesso descrivi l’obiettivo e la gestione del lavoro passa a Claude: secondo la pagina di annuncio di Anthropic, il modello «delimita la richiesta, delega il lavoro, coordina i thread paralleli, rivede gli output e assembla il risultato finito». La metafora ufficiale è esplicita, si dà l’incarico «come faresti il briefing a un capo di gabinetto», non come si compila un ticket.
Chi segue Claude Code da quando era un esperimento interno riconoscerà la direzione: è la stessa traiettoria raccontata nella storia di come è nato Claude Code dentro Anthropic, dove lo strumento nasce per togliere all’umano il lavoro di raccordo. Se invece è la prima volta che tocchi questo ecosistema, la guida completa a Claude AI spiega cos’è il modello e a cosa serve in azienda prima ancora di parlare di agenti.
Come funzionano i thread paralleli di un progetto Claude Code
Il pezzo tecnico interessante è l’unità di lavoro. Ogni thread è «una sessione cloud di Claude Code che lavora su un proprio branch e su una propria copia del repo», scrive Anthropic nell’annuncio: non un sotto-agente che condivide il tuo spazio di lavoro, ma una sessione intera, con un suo ramo git e una sua copia del repository. La conseguenza pratica è elegante: se due thread toccano lo stesso codice, la sovrapposizione emerge dove un team se l’aspetta, cioè come un normale conflitto di merge in pull request.
Sopra i thread c’è una conversazione coordinatrice che legge quello che le mandi, risponde sul posto alle domande veloci e apre un thread solo quando c’è lavoro vero, come ricostruisce MarkTechPost leggendo la documentazione. I thread girano in parallelo, continuano a lavorare dopo che hai chiuso il portatile e si possono seguire e correggere dal telefono. Un pannello Overview li raggruppa per stato, pronti per la revisione, in attesa di te, al lavoro, in fase di merge, fermi, chiusi, e un thread fermo si risveglia da solo quando la CI fallisce o arriva un commento di review.
Memoria condivisa e libreria: cosa un thread si porta dietro
La differenza rispetto a lanciare tre sessioni a mano sta in quello che i thread hanno in comune. VentureBeat la chiama «memoria operativa condivisa fra i thread di lavoro»: una decisione presa mentre un pezzo di lavoro è in corso resta disponibile agli altri. Anthropic lo esemplifica così: «Claude può ricordare che la release è slittata a venerdì, perché l’export è stato abbandonato, o con chi parlare prima di toccare il servizio di fatturazione». Secondo MarkTechPost, il contesto stabile comprende repository, file caricati, istruzioni di progetto fino a 16.000 caratteri e una memoria editabile in un file MEMORY.md, oltre ai CLAUDE.md, alle skill e ai plugin già presenti nei repo. Una tab Library raccoglie i file caricati e quelli prodotti dai thread. È lo stesso meccanismo della memoria condivisa di Claude Cowork, portato però dentro il codice e non dentro la chat.
Chi può usare Claude Code Projects oggi: piani, requisiti e waitlist
Qui serve precisione, perché i requisiti sono più stretti di quanto il titolo dell’annuncio lasci intendere. La beta è pubblica sui piani Pro e Max e parte dagli account che hanno già usato le cloud session e non hanno progetti esistenti su claude.ai o Cowork, come specifica la documentazione ufficiale di Claude Code. Team ed Enterprise non ce l’hanno ancora. Se la voce «Projects» non compare nella sidebar o nel tab Code dell’app desktop, il rollout non è arrivato al tuo account e l’unica mossa è mettersi in lista d’attesa; Anthropic ha annunciato l’estensione agli altri utenti Claude Code «nel corso della prossima settimana» e a tutti i piani in seguito.
Il requisito che spiazza di più è il secondo: avere già dei progetti sul web o sul desktop ti esclude, per ora, dalla nuova esperienza. I progetti esistenti continuano a funzionare come prima, semplicemente non diventano la cosa nuova.
Claude Projects gratis: cosa resta ai piani free
Attenzione a non confondere due prodotti con lo stesso nome. I progetti “classici” della chat restano accessibili a tutti: «I Progetti sono disponibili per tutti gli utenti, compresi quelli con account Claude gratuiti», e gli account gratuiti possono crearne al massimo cinque, con limiti più alti sui piani a pagamento, come indica il centro assistenza di Claude. La versione con thread paralleli descritta qui, invece, non è gratuita né acquistabile a parte: esiste solo dentro Claude Code, sopra un abbonamento Pro o Max.
Perché i progetti Claude Code raggiungono prima i limiti di utilizzo
È l’avvertimento che Anthropic si è scritta da sola, ed è la riga più importante di tutta la pagina: «Per questo motivo, i progetti possono raggiungere più in fretta i limiti di utilizzo», si legge nell’annuncio ufficiale. La matematica è banale: se ogni thread è una sessione Claude Code completa, cinque thread in parallelo consumano come cinque sessioni, non come una conversazione un po’ più lunga. MarkTechPost riporta anche un tetto esplicito: 200 nuovi thread al giorno complessivi sui propri progetti.
Come tenere sotto controllo i limiti dei progetti Claude Code
Anthropic mette due manopole accanto al problema: si può ispezionare il consumo per singolo progetto e scegliere modello e livello di effort separatamente per il coordinatore e per i thread operativi. Usarle non è un dettaglio di configurazione, è la differenza fra un progetto sostenibile e un lunedì passato contro il muro dei limiti, un’esperienza che molti utenti Claude conoscono già e che abbiamo raccontato quando i nuovi limiti di utilizzo sono arrivati senza comunicazione.
La stampa tecnica ha colto subito l’ambiguità. The Register ha titolato «Claude Code rinnova i progetti così puoi lavorare e pagare in parallelo» e ha chiuso il pezzo ricordando che il fatturato del secondo trimestre di Anthropic è dato a 11,5 miliardi di dollari, con la postilla che «se abbastanza clienti creano progetti che eseguono più thread di Claude Code insieme, quella cifra potrebbe crescere ancora». Non è un’accusa di malafede: è il promemoria che il parallelismo è insieme una feature per te e un moltiplicatore di consumo per il fornitore. Se il conto inizia a pesare, vale la pena rifare i calcoli con la nostra guida sulle API di Claude e confrontare i costi degli strumenti in Claude Code vs Cursor.
Quando conviene usare un progetto invece di più sessioni di Claude Code
Gli esempi scelti da Anthropic dicono bene dove sta il guadagno: configurare un progetto con l’obiettivo di ridurre la latenza p75 del checkout e lasciare che Claude profili ogni endpoint, testi le ottimizzazioni e apra le PR in thread paralleli; oppure collegare i repo API, web e mobile e dismettere un endpoint v1 deprecato con un thread per repository. Il criterio è il lavoro lungo e ramificato, non il singolo task: una migrazione multi-repo guadagna dal coordinamento, un bugfix da venti minuti no. VentureBeat lo inquadra bene osservando che una piattaforma di e-commerce o un CMS «raramente ha un endpoint isolato», e che la competizione si è spostata da «gli agenti sanno programmare?» a chi li coordina e ne conserva le decisioni, con Codex di OpenAI, Jules di Google e GitHub sullo stesso terreno.
Volendo tradurlo in una soglia operativa: dato che ogni thread pesa come una sessione intera e il tetto è di 200 nuovi thread al giorno, un progetto conviene quando i rami di lavoro sono almeno tre e restano aperti per più di una giornata; sotto quella soglia, due o tre sessioni singole lanciate a mano costano meno e rendono uguale.
I limiti cloud dei progetti Claude Code
Il limite da mettere in conto è l’altro lato del cloud. I thread girano sull’infrastruttura di Anthropic: non vedono i file locali né le reti interne, un vincolo serio per chi lavora in ambienti chiusi, come nota sempre VentureBeat; l’esecuzione in locale è data «in arrivo molto presto», ma oggi non c’è.
E più agenti lavorano in autonomia su rami veri, più conta aver deciso prima cosa possono toccare: vale la pena rileggere cosa affidare e quali permessi non dare il primo giorno con Claude Code e come si comporta la modalità Auto, che elimina i permessi manuali.
Chi vuole capire cosa sanno fare davvero questi sistemi, e dove si fermano, trova il quadro completo nella guida sugli agenti AI.
Fonti:
- Anthropic, Projects redesigned: from folder to conversation
- Claude Code Docs, Projects
- Anthropic, annuncio originale dei Projects (2024)
- Claude Support, come creare e gestire i Projects
- VentureBeat, Anthropic launches Claude Code Projects
- MarkTechPost, Claude Code Projects in beta: parallel cloud sessions
- The Register, Claude Code revamps projects
Domande frequenti
Che cos'è Claude Code Projects?
È la versione ridisegnata dei progetti di Claude, annunciata da Anthropic il 17 settembre 2026. Invece di essere una cartella con file e istruzioni, un progetto è una conversazione permanente in cui Claude delimita la richiesta, delega il lavoro a thread paralleli, ne rivede gli output e assembla il risultato finito. Ogni thread è una sessione cloud completa con un proprio branch e una propria copia del repository.
Chi può usare Claude Code Projects oggi?
La beta è aperta sui piani Pro e Max e parte dagli account che hanno già usato le cloud session e che non hanno progetti esistenti su claude.ai o Cowork. Team ed Enterprise non sono ancora inclusi. Se la voce Projects non compare nella sidebar o nel tab Code, resta solo la lista d'attesa: Anthropic ha annunciato l'estensione agli altri utenti Claude Code nel corso della settimana successiva al lancio.
Claude Code Projects consuma più limiti di utilizzo?
Sì, ed è Anthropic stessa a dirlo nella pagina di annuncio: i progetti possono raggiungere più in fretta i limiti di utilizzo. Il motivo è che ogni thread è una sessione Claude Code completa, quindi cinque thread in parallelo consumano come cinque sessioni. Si può ispezionare il consumo per singolo progetto e scegliere modello e livello di effort separatamente per il coordinatore e per i thread operativi.
I thread di un progetto vedono i file sul mio computer?
No. I thread girano sull'infrastruttura cloud di Anthropic e non accedono ai file locali né alle reti interne, un vincolo rilevante per chi lavora in ambienti chiusi. Anthropic indica l'esecuzione in locale come in arrivo molto presto, ma alla data dell'annuncio non è disponibile.



