Di quante ricerche italiane sull’intelligenza artificiale si è già impossessata la risposta generata da Google? Non lo sapevamo, e non lo sapeva nessuno: gli studi disponibili misurano il mercato statunitense o aggregano tutte le lingue. Così l’8 settembre 2026 abbiamo misurato noi. Abbiamo interrogato la SERP viva di Google su 971 query italiane a tema AI e contato quante volte compare l’AI Overview. La risposta è 787 su 971: l’81,1%. È un numero molto più alto di quello che circola, e la parte più utile di questo studio non sono le percentuali ma il metodo con cui le abbiamo ottenute, perché è lì che quasi tutte le misurazioni pubbliche sbagliano.
In questo articolo scoprirai:
- Quante ricerche italiane sull'AI mostrano l'AI Overview: 787 su 971
- Come abbiamo misurato: 971 query, SERP viva, 8 settembre 2026
- Perché misurare l'AI Overview con dati in cache dà un numero sbagliato
- La coda lunga non protegge: 83,7% sotto le 50 ricerche al mese
- Chi cita l'AI Overview in italiano: YouTube nel 68,5% delle risposte
Quante ricerche italiane sull’AI mostrano l’AI Overview: 787 su 971
Su 971 query italiane a tema intelligenza artificiale interrogate l’8 settembre 2026, 787 mostravano un AI Overview: l’81,1%. Per dare la misura dello scarto: i dati più citati a livello globale collocano l’AI Overview attorno al 20% delle ricerche complessive, con gli Stati Uniti al 20,5% e un picco fino al 37,2% in alcuni Paesi; la progressione rilevata da Semrush nel corso del 2025 va dal 6,49% di gennaio al 24,61% di luglio. Il nostro 81,1% non contraddice quei numeri: misura una cosa diversa. Quelli sono panieri generalisti che coprono tutti i temi; il nostro è un campione monotematico su un argomento che Google considera evidentemente adattissimo alla sintesi, definizioni, spiegazioni, domande aperte, cioè esattamente il materiale che un paragrafo generato sa impacchettare. Una precisazione che vale come risultato a sé: sul nostro campione lo scarto non si spiega col mix di intenti, perché anche le query navigazionali (90,2%) e commerciali (92,9%) stanno altissime.
L’AI Overview per intento di ricerca: le domande vere sono le più colpite
Segmentando per intento, il quadro si stringe ulteriormente. Le query informazionali, quelle che iniziano con «cos’è», «come funziona», «a cosa serve», mostrano l’AI Overview nel 96,8% dei casi. Le commerciali si fermano al 92,9%, le navigazionali al 90,2%, le generiche al 79,9%. Detto altrimenti: se la query è una domanda vera, la probabilità di trovare la risposta di Google sopra i risultati organici è praticamente una certezza. È coerente con quanto rilevato da Pew Research negli Stati Uniti, dove il 60% delle ricerche in forma di domanda produceva una sintesi generata, ma da noi il fenomeno è molto più avanti. Chi pubblica in italiano contenuti che spiegano l’AI, cioè esattamente il format più diffuso, sta scrivendo per la fascia di ricerche già occupata quasi per intero.
Come abbiamo misurato: 971 query, SERP viva, 8 settembre 2026
Il metodo è metà del valore di questo studio, quindi lo raccontiamo per intero e chiunque può ripeterlo.
Il campione non nasce dalle nostre impressioni in Search Console, che avrebbero riflesso solo i temi su cui siamo già visibili. L’abbiamo costruito da DataForSEO Labs con keyword_suggestions su 38 semi: prodotti (ChatGPT, Claude, Gemini, Copilot), concetti (machine learning, RAG, token) e usi concreti («ai per aziende», «ai scuola», «ai lavoro»). Abbiamo tenuto solo le query con almeno 10 ricerche mensili e campionato in modo stratificato per fascia di volume, così che testa e coda fossero entrambe rappresentate invece di lasciarle al caso.
La misura: SERP viva su Google Italia, primi 20 risultati
Ogni query è stata interrogata con l’endpoint serp/google/organic/live/advanced, che come specifica la documentazione restituisce risultati in tempo reale e non archiviati, con l’elenco completo degli elementi presenti nella pagina. Parametri: Italia, lingua italiana, desktop, primi 20 risultati. Zero errori su 971 chiamate, per un costo totale di 3,39 dollari. La rilevazione è una fotografia di un singolo giorno: l’8 settembre 2026. Non è una serie storica e non pretende di esserlo, è un punto, misurato bene, su cui torneremo per costruire una curva.
Una precisazione che conta: dove l’API espone i riferimenti, abbiamo raccolto anche i domini citati dentro la risposta. Questo è successo su 457 dei 787 AI Overview trovati, ed è il sottoinsieme su cui valgono tutte le percentuali di citazione che leggerete più avanti.
Perché misurare l’AI Overview con dati in cache dà un numero sbagliato
Qui c’è il pezzo di metodo che ci sembra più utile a chiunque voglia rifare questo lavoro. Google serve l’AI Overview in due modi diversi: in alcuni casi è già dentro l’HTML quando la pagina si carica, in altri viene generato in modo asincrono e compare dopo. La documentazione di DataForSEO è esplicita su questo punto e prevede un parametro apposito per andare a recuperare la seconda categoria, con un sovrapprezzo. Chi non lo fa, o chi si limita a leggere dati archiviati, vede solo la prima.
La cache sottostima l’AI Overview di quasi la metà
Abbiamo verificato quanto pesa la differenza. Il 6 settembre, su un test a parte di 123 query di testa, i dati in cache di DataForSEO, età mediana 41 giorni, segnalavano l’AI Overview su 63 query. La misura viva, sulle stesse identiche 123 query, ne trovava 113. Chi misura l’AI Overview con la cache sottostima di quasi la metà.
Va chiarito un punto, perché i numeri sembrano non tornare: queste 123 query sono un perimetro diverso, le più cercate del campione, selezionate il 6 settembre, due giorni prima della rilevazione principale, e il loro 91,9% (113 su 123) non è confrontabile con l’82,1% che leggerete più avanti per la fascia «testa», che è definita per soglia di volume sull’intero campione delle 971 misurate l’8 settembre.
Non è un dettaglio tecnico: è la spiegazione probabile di buona parte della distanza fra le stime che circolano. Due fornitori che dichiarano percentuali molto diverse sullo stesso mercato non stanno necessariamente misurando due realtà diverse, stanno usando due finestre temporali diverse su un fenomeno che cresce in fretta. Prima di citare una percentuale sull’AI Overview, la domanda da fare è sempre la stessa: quel dato è stato letto in diretta o è stato recuperato da un archivio, e di quando è?
La coda lunga non protegge: 83,7% sotto le 50 ricerche al mese
Questo è il risultato che ci ha sorpreso di più, ed è quello che smonta la strategia difensiva più diffusa.
La convinzione corrente è che l’AI Overview si concentri sulle query brevi e generiche, e che rifugiarsi sulle ricerche lunghe e specifiche metta al riparo. I dati internazionali la smentiscono già: Semrush rileva l’AI Overview sul 9,5% delle query da una parola e sul 46,4% di quelle da sette parole o più, cioè l’esatto contrario, la coda lunga è più esposta. Sul nostro campione italiano la curva è semplicemente piatta.
Le query a coda lunga non sono al riparo dall’AI Overview
Segmentando per volume di ricerca: coda lunga (sotto le 50 ricerche al mese) 83,7%, coda 77,9%, corpo 81,8%, testa 82,1%. Quattro fasce, quattro valori a ridosso dell’80%, e la fascia più bassa è quella con la percentuale più alta. Non esiste, su questo tema e in questa lingua, una zona franca di query troppo piccole per interessare a Google. La ragione più plausibile è che le query lunghe siano proprio quelle formulate come domande, cioè la categoria che abbiamo visto al 96,8%.
Per chi pianifica contenuti in italiano sull’AI, questo cambia l’ordine delle mosse. Puntare sulla coda lunga resta sensato per un motivo diverso, la concorrenza è minore e la pagina si posiziona, ma non va più venduta come una difesa dall’AI Overview: non lo è. Chi sta ragionando su come aumentare il traffico oggi, fra SEO e AI visibility, deve mettere in conto che la scelta della keyword non sposta l’esposizione. Sposta altro.
Chi cita l’AI Overview in italiano: YouTube nel 68,5% delle risposte
Sui 457 AI Overview di cui l’API restituisce i riferimenti abbiamo contato in media 7,9 fonti per risposta, distribuite su 653 domini distinti. La classifica: youtube.com 68,5%, google.com 15,3%, aranzulla.it 12,3%, canva.com 10,5%, adobe.com 10,3%, reddit.com 9,2%, it.wikipedia.org 9,2%, ibm.com 9,2%, fastweb.it 9,0%, cloud.google.com 8,1%, chatgpt.com 7,7%, en.wikipedia.org 6,8%.
YouTube compare in 313 risposte su 457, cioè nel 68% dei casi: è la fonte più citata in assoluto, con un distacco enorme sulla seconda. I siti dei vendor (OpenAI, Google, IBM, Microsoft) compaiono nel 51% delle risposte, Wikipedia nel 15%, Reddit nel 9%. È un dato più estremo di quanto rilevato altrove, negli Stati Uniti Wikipedia, YouTube e Reddit insieme pesano circa il 15% delle citazioni, e racconta una cosa scomoda: sull’AI in italiano il video viene citato molto più del testo, e chi produce soltanto articoli non è nella conversazione. Il peso del video nelle risposte generate è già oggetto di uno studio dedicato del 2026, ma per l’italiano non conosciamo misurazioni precedenti alla nostra.
I siti italiani più citati dall’AI Overview: Aranzulla e Fastweb
Fra i domini italiani: aranzulla.it (56 query), fastweb.it (41), ai4business.it (11), datamasters.it (11), wired.it (7), vegaformazione.it (7), yellowtech.it (5), innovazione.gov.it (5). Aranzulla e Fastweb sono i due nomi italiani che l’AI Overview cita di più sull’AI, e nessuno dei due è una testata specializzata: sono siti generalisti con enorme autorevolezza di dominio e un format esplicativo passo-passo.
Cosa cambia per chi scrive di AI in italiano, e i limiti di questo studio
La lettura che diamo a questi numeri è una sola, e non è catastrofista. La pagina non è più la destinazione: è una fonte da citare. Sono due mestieri diversi. Il traffico da ricerca su questi temi va messo a bilancio in calo strutturale, non ciclico: Pew Research, su 68.879 ricerche reali, misura l’8% di click quando c’è la sintesi contro il 15% quando non c’è, e appena l’1% di click sulle fonti citate dentro la risposta; Ahrefs, su 300.000 keyword, misura un calo del 34,5% del CTR in prima posizione. È la stessa direzione documentata negli ultimi mesi dagli studi sui click e dalle rilevazioni sul comportamento degli utenti in ricerca. Google contesta quella metodologia, sostiene che l’AI Overview porti a un volume di ricerche più alto e nel frattempo ha esteso la sintesi con AI Mode, ma nessuna delle due parti ha finora prodotto dati italiani. Questi sono i primi che conosciamo.
Tre mosse per chi pubblica sull’AI Overview in italiano
Cosa faremmo noi, in concreto. Primo: smettere di misurare il successo di un pezzo esplicativo solo in click e iniziare a misurarlo anche in citazioni ricevute, che è il mestiere della answer engine optimization e vale allo stesso modo per Google, Perplexity e ChatGPT. Secondo: prendere sul serio il 68,5% di YouTube, se il video è la forma che viene citata, produrre solo testo è una scelta, e va fatta sapendo cosa costa.
Terzo: continuare a scrivere bene, perché la documentazione ufficiale di Google è netta nel dire che non esistono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali per comparire nell’AI Overview, e che valgono le stesse pratiche di sempre. Nessuna scorciatoia, quindi, e nemmeno il timore opposto, visto che Google non penalizza i contenuti per il fatto di essere generati con l’AI.
I limiti di questo studio sull’AI Overview
I limiti, detti chiaramente. È un campione di 971 query a tema AI in lingua italiana, non tutto Google: l’81,1% non si può estendere ad altri settori, dove quasi certamente è più basso. Le percentuali di citazione valgono sui 457 AI Overview di cui l’API espone i riferimenti, non su tutti i 787. Ed è una fotografia di un giorno solo. Quello che possiamo dire con sicurezza è quello che abbiamo contato, come facciamo quando leggiamo i dati dello Stanford AI Index: prima il numero, poi l’interpretazione, mai il contrario.
Fonti:
- Pew Research Center, i click quando compare una sintesi AI, su 68.879 ricerche reali
- Search Engine Land, lo studio sull’impatto dell’AI Overview sui click
- DataForSEO, documentazione dell’endpoint serp/google/organic/live/advanced
- DataForSEO, come viene restituito l’AI Overview nella SERP API (caricamento asincrono)
- Google, l’annuncio di AI Mode nella Ricerca
- Google Search Central, le funzionalità AI nella Ricerca e cosa serve per comparirvi
- Ahrefs, il calo del CTR in presenza di AI Overview, su 300.000 keyword
- Search Engine Journal, quali domini vengono citati dall’AI Overview negli Stati Uniti
- The Register, la replica di Google alla metodologia degli studi sui click
- Otterly, studio 2026 sulle citazioni di YouTube nelle risposte generate
- SEOProfy, raccolta dei dati più citati sulla diffusione dell’AI Overview
- Semrush, lo studio sull’AI Overview per lunghezza della query
- Search Engine Roundtable, Google sostiene che l’AI Overview aumenti le ricerche
- MarketingCharts, rilevazioni sul comportamento degli utenti in ricerca
Domande frequenti
Quante ricerche italiane sull'AI mostrano l'AI Overview?
Su 971 query italiane a tema intelligenza artificiale interrogate l'8 settembre 2026, 787 mostravano un AI Overview: l'81,1%. È un valore molto più alto delle stime globali, che oscillano fra il 20% e il 48%, perché quelle misurano panieri generalisti mentre questo campione è monotematico sull'AI.
Le query a coda lunga sono al riparo dall'AI Overview?
No. Sul campione italiano la curva per volume è piatta: coda lunga 83,7%, coda 77,9%, corpo 81,8%, testa 82,1%. La fascia sotto le 50 ricerche al mese è anzi quella con la percentuale più alta, probabilmente perché le query lunghe sono formulate come domande.
Perché le stime sulla diffusione dell'AI Overview sono così diverse fra loro?
Perché Google in molti casi genera l'AI Overview in modo asincrono, dopo il caricamento della pagina. Chi legge dati archiviati vede solo quelli già presenti nell'HTML: sulle stesse 123 query, la cache con età mediana di 41 giorni segnalava 63 AI Overview contro i 113 della misura live.
Quali fonti cita l'AI Overview in italiano sui temi AI?
Sui 457 AI Overview di cui l'API espone i riferimenti, la media è di 7,9 fonti per risposta su 653 domini distinti. YouTube compare nel 68,5% dei casi, i siti dei vendor nel 51%, Wikipedia nel 15%. Fra i domini italiani i più citati sono aranzulla.it e fastweb.it.



